Capitani…Buongiorno,

Oggi parliamo di,

Pape Satan, pape Satan aleppe: Dante, Bonifacio VIII e il commercio di anime.

 

Capitani buongiorno, oggi parliamo di Dante: quell’Essere Umano che raccontò e ancora ci racconta dell’inganno antico, usando le rime e tra le righe della sua Commedia Di-vina

Pensateci: già solo il titolo della sua opera “Commedia” fa pensare ad un copione recitato su quel Grande Palcoscenico che è il Mondo, inteso come finzione e funzione giuridica.

Un palcoscenico calcato da maschere, in cui ognuna recita un personaggio allegorico e rappresentativo di tutte quelle finzioni giuridiche ed etichette di cui è ammantato ogni Essere Umano, completamente identificato con esse. Di-vina, perché ipnotica e labirintica come certi effetti dell’alcool o degli stati di trance; di-vina perché nel vino, in senso metaforico, sta la verità dell’Essere Umano come tramandato dagli antichi.

Strutturata come un vero e proprio “dungeon&dragons”; chi gioca di ruolo saprà di cosa parlo, la Commedia dantesca è un atto di denuncia raffinatissimo, sottile ed intelligente dell’inganno e allo stesso tempo indica la via del ritorno all’essenza dell’Essere Umano per tramite della Purezza prima: Virgilio, dal latino ramoscello, ovvero l’uomo giglio o l’uomo puro sarà la guida di Dante, il suo bastone di appoggio nella discesa agli inferi: le parti oscure di ciascuno di noi che si riflettono all’esterno e dalla Bellezza poi, impersonata da Beatrice, dal latino Beatrix: colei che rende felice, che guiderà Dante nel luogo di luce che è il centro dell’Essenza. E chi più del ritorno all’IO SONO può dare felicità all’Essere Umano?

Ma al di là di queste considerazioni generali, dalle quali si dirama una infinità di parallelismi e associazioni di idee, immagini e conoscenze interiori, c’è un verso che è stato un vero rompicapo per circa ‘700 anni.

“Pape Satan, pape Satan aleppe”…per moltissimo tempo gli studiosi troppo studiati hanno stabilito che queste parole non avessero un significato certo, dando una sequela di interpretazioni. C’è voluto G. Lombardi, un ricercatore proveniente da un tipo di formazione non letteraria, per dare la più plausibile tra esse.

Calatevi un attimo nell’atmosfera del tempo: all’epoca la Chiesa era nella fase in cui esercitava in modo esplicito il suo potere su tutto e tutti, sancito nella famigerata bolla di Bonifacio VIII.

I movimenti pauperistici erano già attivi nell’Italia dell’epoca e Dante aveva intuito le forti incongruenze tra le parole profuse dalla Chiesa e la manifestazione concreta della sua volontà di potere sulle anime e sulla materia; tanto da individuare proprio in Bonifacio VIII l’esponente massimo di tale perversione e posizionarlo nell’Inferno tra i simoniaci: coloro che fanno commercio del sacro, quando ancora questo papa era in vita; siamo nel XIX canto dell’Inferno…e già solo la grafia del numero romano fa pensare…

Una X, un I e di nuovo una X: due cancelli, due sigilli, che incarcerano l’Uno…che cancellano, ovvero bloccano l’Essere Umano e lo inchiodano alla croce…di nuovo la X. E guarda caso chi sta collocato in questo “canto”, ovvero chi ha cantato esplicitamente il vincolo dell’Essere Umano? Chi se non quel famigerato papa…descritto a testa in giù come l’Appeso dei Tarocchi e con i piedi in fiamme.

Andando oltre, Dante non poteva sapere del secondo scritto papale, quello di Niccolò V, successivo di 150 anni e che da disposizioni sulla gestione dell’asse ereditario dei beni e dei privilegi del papa alla sua morte.

Tuttavia, il messaggio che c’è dietro questi numeri è strabiliante: ricapitolando la prima X è Bonifacio VIII con la sua bolla del 18 Novembre 1302: “Unam Sanctam Ecclesiam”, al centro c’è una I, ovvero l’Uno, l’Uni-verso in tutte le sue manifestazioni immanenti e trascendenti e poi il secondo sigillo; la X rappresentata da Niccolò V, con l’enciclica “Romanus Pontifex” del 8 Gennaio 1455.

Continuiamo a tenere d’occhio i numeri, abbandoniamo il mio flusso libero di pensieri e associazioni e torniamo al verso citato nel titolo; con tante scuse perché la mia mente funziona così: da una parola, da un segno, da una immagine o da un sentire riesce a vedere molteplici connessioni logiche e sottili con altrettanti segni, conoscenze e immagini, come in una rete luminosa e infinita, dove da ogni nodo si diramano archi e ponti verso altri nodi.

“Pape Satan, pape Satan aleppe”: parole oscure e ritenute senza senso, che un senso lo hanno eccome perché Dante non era tipo da lasciare le cose al caso.

Innanzi tutto guardiamo al personaggio che le pronuncia: Pluto, divinità infera della ricchezza e del denaro e legata al pianeta Saturno…e qui mi tornano in mente i saturnalia romani e il sovvertimento dell’ordine costituito che si celebrava in questi riti e la parola latina infero: in – fero ovvero portare dentro, ma non divaghiamo.

Pluto è il guardiano del IV Cerchio del VII Canto…ancora numeri…4: il numero della Terra, della Stabilità, del Costruttore o se volete rappresenta la Torre nei Tarocchi e 8: il numero della padronanza del governo sulla materia e sullo spirito, il numero dell’infinito.

Considerando che questo Canto è dedicato agli avari e agli sperperatori, chi meglio di Pluto? Considerando che un certo altro VII ha fatto molto bene al suo ego e alla sua volontà di potenza, un certo Bonifacio: dal latino bonum facere di ovvio significato, questa sezione della Commedia non poteva che essere una delle tante dedicate al j’accuse di Dante nei confronti del Potere Tempo-Spirituale ecclesiastico.

E cosa ha scoperto Lombardi? Andando per assonanze con le lingue nordiche e in particolar modo quelle inserite in un contesto anglosassone come il tedesco e l’olandese medievali. Le Fiandre ed il fiammingo entrano in gioco perché la lettura di un testo di Jacobs sul dialetto di Bruges ha confermato che il verbo “aiutare” e la parola “aiuto” durante il medioevo erano scritte come “helpen” ed “helpe” e pronunciate come “alpen” e “alpe”. Alla luce di questo Lombardi ha pensato che il significato del verso fosse “Padre Satana, padre Satana, aiuto” e che la parola Pape/Padre indicasse il sacerdote capo di una parrocchia, che ai tempi di Dante era anche notaio e amministratore dei rapporti con le altre gerarchie ecclesiastiche, come confermato da svariati documenti dell’epoca…un Pluto insomma, se visto nella sua accezione allegorica…

Eccola qui, palese l’accusa di Dante, lanciata alla Chiesa che fa accumulo di beni e commercio del sacro: la vita e l’Essenza dell’Essere Umano, ovvero delle anime attraverso la loro compravendita e dunque il loro sacrificio, dall’ovvio latino sacrum facere, ingabbiandole, attraverso maschere ed illusioni di salvezza, nel vero inferno, inteso come prigione interiore ed esteriore e trasmutandole in denari e quindi in capitale, reale o nominale. Qualcosa inizia tornare vero?

Ovviamente Dante, non poteva che occultare questo suo messaggio utilizzando le allegorie e la lingua fiamminga, lingua usata dai mercanti…i mercanti, il mercato e la legge del mare tornano sempre…allo scopo di evitare accuse di eresia e blasfemia che lo avrebbero messo in serio rischio.

L’attacco diretto al pontefice romano e alla sua volontà di potenza è ancora più esplicito se si pensa all’assonanza tra le parole “pape” e “papa”; pape in fiammingo non è legato alla figura del vescovo di Roma, però la sua etimologia è identica a quella della parola papa ed è associata direttamente a “Satan”, figura dell’immaginario collettivo legata al sommo dei mali; tanto più che nel VII cato sono proprio gli ecclesiastici in generale ad essere condannati, maledetti e puniti.

Vediamo il luogo geografico: Le Fiandre, nominate almeno due volte e con particolare attenzione alla città di Bruges, citata nel XV canto dell’Inferno per ricordare le grandi dighe: i grandi recinti e nel XX canto del Purgatorio, a memoria della vittoria fiamminga del 1302, anno non casuale, su Filippo di Valois, figura storica che meriterebbe approfondimenti…

E poi è quasi certo che Dante associasse Bruges al commercio e al denaro; infatti già dal 1277 le prime flotte genovesi avevano aperto la via marittima sul canale della Manica e sul Mare del Nord, sfruttando Bruges come porto ed emporio di riferimento per l’Italia e soprattutto per Firenze…Florentia, la città del giglio, la città dei puri…Florentia, ovvero dedicata a Flora divinità della Primavera, nome che alcune tradizioni dichiarano essere il nome segreto ed esoterico di Roma.

Questo tipo di attività commerciali, già al tempo di Dante avevano favorito lo sviluppo dell’attività notarile per la ratifica dei contratti e delle attività di cambio valuta…il cambio del valore: L’Essenza dell’Essere Umano in cambio del denaro…mia libera associazione di idee e sentire.

L’attività di cambio valuta diventerà, a partire dal XIV secolo una prerogativa delle banche e sarà gestita per lo più da italiani del centro-nord, detti “lombardi”, tanto che la parola “lombard”in fiammingo medievale indicava proprio la figura del banchiere e questo significato si diffonderà anche fuori dalle Fiandre.

Altre due libere associazioni di idee, mie originali: analizziamo la parola “lombardo” e scomponiamola in lomb e ardo…cosa vedete? Io ci vedo “lomb” e “ardo” ovvero i lombi: quella parte grassa della carne animale tanto gradita ad alcuni dei antichi, primo su tutti Baal, che veniva bruciata durante i sacrifici…e qui tornano le parole “ardo” e “sacrum facere”.

Ma “lomb” ha un suono molto simile a “lamb”, ovvero agnello, animale sacrificale per eccellenza. Mettendo insieme le cose, cosa fa il “lombardo” ovvero il sacerdote del denaro? Semplice: “rende sacra a Baal la carne dell’uomo bruciandola”, ovvero schiavizza l’Essere Umano che si identifica con il lamb, facendo in modo che aderisca esclusivamente e completamente alla finzione giuridica, privandolo della capacità di riconoscere la sua Essenza come gli animali sacrificali venivano svuotati e privati delle loro viscere e allo stesso tempo usurandolo nella carne, come il fuoco consuma la legna durante la combustione.

E poi Bruges…il suono di questa parola non vi ricorda le persone dell’indicativo presente del verbo bruciare? Il tempo presente di un verbo è in un certo senso privo di profondità e prospettiva temporale appunto…in un certo seno è sempre…un fuoco che brucia costantemente nel qui ed ora, senza inizio e senza fine; in un ciclo di schiavitù continuo e sempre più sottile.

E la parola Fiandre…sentite il suono…sono fiamme!

Ma Bruges non è soltanto questo…Bruges è il centro del taglio e del commercio dei diamanti…strano materiale…carbonio puro, durissimo e cristallizzato a pressioni e temperature estreme, in una ripetizione di cubi microscopici, impilati a formare dei tetraedri…il tetraedro, altra figura che andrebbe indagata.

E il significato della parola diamante…dal greco adamas: indomabile, similissimo a quell’Adam che è l’Essere Umano libero ed Indomabile, .

E a Bruges chi viene tagliato e venduto…tagliato e venduto, due azioni che fanno pensare…

Quel Adam che Sa e che quando riconosce questo sapere di se, brucia il carbone, ovvero la sua maschera e si fa luce; impedendo la separazione dalla sua Essenza e l’oblio del suo IO SONO.

Torniamo a Dante: probabilmente non aveva conoscenza diretta della lingua fiamminga, però nella Commedia cita un certo numero di famiglie coinvolte nei commerci con Bruges e le Fiandre e due di queste famiglie: i Bardi e i Portinari sono legate a Beatrice da parte del marito, Simon de’ Bardi e da parte di padre, Folco Portinari. Grazie a questi legami, che portavano gli intermediari di commercio fiamminghi a Firenze, Dante potrebbe aver sentito chiedere “aiuto”nella forma “alpe” in qualche scambio di battute in fiammingo…mentre “pape” potrebbe averlo letto in qualche atto notarile stipulato tra fiduciari fiamminghi e manifatture italiane, dipendenti da qualche potente abbazia, come ce ne erano tante all’epoca.

Bardi e Portinari…

I bardi, quei cantastorie simili agli aedi degli dei, che raccontavano imprese epiche presso le tribù celtiche, esaltando le stirpi…il bardo, quello stato intermedio tra la morte e la rinascita, nella ruota del divenire…proprio in uno stato di bardo, Dante scrisse la Commedia: “Nel mezzo del cammin di nostra vita…”

I portinari, i portinai o guardiani delle porte…quali porte? Capitani, lascio a voi la libertà di interpretazione…la mia capacità di trovare connessioni si è spinta oltre, risucchiando troppa energia.

Necessito di riposo. Vi ringrazio e spero di non avervi annoiato

 

buona riflessione a tutti,

C. T.