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Oggi  parliamo di,

L’importanza del dinamismo

Molti dicono che per eliminare le tossicità della mente, quelle che i buddhisti chiamano i “veleni mentali” bisogna ringraziare o comunque non pensare.

Certo, noi dobbiamo essere distaccati dalle situazioni e costantemente centrati e presenti, dire il minimo possibile per districarsi tra le complicazioni per dedicare il nostro tempo alla creazione della nostra nuova realtà e alla compagnia di esseri umani a noi simili.

Tuttavia quello che possiamo definire “vivere bene” è sinonimo di “essere dinamico”. Essere dinamici è come dire…andare in bicicletta: se ne abbiamo bisogno possiamo accelerare o rallentare, ma poi torniamo ad una velocità costante, una velocità per la quale non dobbiamo neppure consumare energia, in cui la pedalata non generi uno shock né una carenza di ossigeno ma possa protrarsi a lungo ne tempo.

La vita è progresso, la vita è equilibrio, la vita è avanzamento. Se sei fermo, statico, arrivano le formiche e tu puoi essere in bicicletta. Perché noi abbiamo il fisico, le gambe, la creatività in questo spazio 3D. Noi siamo come delle “cose” che hanno una bicicletta sotto il sedere. Per tenere l’equilibrio bisogna che ci muoviamo.

Certamente non è facile: all’inizio per imparare perdiamo l’equilibrio, cadiamo, ma quando abbiamo imparato andiamo, e dobbiamo andare.

Ti puoi fermare ogni tanto per guardare il panorama e goderti la vita, ma devi farlo per scelta, non perché la bici è rotta e sgangherata o perché non hai mai imparato ad andarci, o perché ti dicono che andare èn peccato ed egoistico. Tu devi andare costantemente, andare in progressione, evoluzione, perché se sei fermo, se sei lì con i piedi che poggiano terra, poi appoggi un piede sul pedale, poi l’altro, ma non spingi su un pedale, se metti su un piede, poi lo togli perché ti fa male, poi metti l’altro ma lo togli perché sei stanco, poi arriva la mosca, la zanzara, le formiche ti camminano sulle gambe, po l’erba ti cresce intorno…ti atrofizzi la muscolatura, poi hai sete, hai bisogno che qualcuno ti porti da bere, e poi ”che noia, sto posto è sempre lo stesso, non succede ma nulla”… Ma tu non sei fatto eper essere statico!

Le barche sono al sicuro nel porto, ma non sono fatte per essere nel porto, devono andare, rischiare, osare, immergersi, scomporsi… e così anche noi, sulla bicicletta, dobbiamo andare, a volte di più, impennare, divertirci, ma poi tornare alla nostra velocità e non fermarci.

Che cosa implica questo restare in movimento?

Nel gioco del calcio, l’attaccante che aspetta la palla non è fermo, continua a correre, saltellare, mantiene caldi i muscoli affinché, non appena la palla arriva, possa cogliere l’occasione e concludere l’azione. Se fosse fermo iniziare il movimento di azione comporterebbe un ritardo anche di pochissimi secondi che però sarebbe letale per l’azione stessa, senza cntare il trauma che subirebbe la muscolatura nel dover calciare con forza la palla per indirizzarla a segno.

Così per i nostri obbiettivi: essere già in movimento significa saper cogliere le occasioni e accompagnarle a buon fine senza sprecare energie e senza rischiare di danneggiare se stessi e gli altri… e le occasioni arrivano quando meno te le aspetti. Essere in movimento significa anche evitare i “danni da bordata”… se sei fermo le zanzare ti pungono, se ti muovi no, a meno che non ti trovi in un luogo completamente infestato da nuvole di questi insetti… così con il “sistema”: sa chi sei e dove vivi, ma è estremamente lento: se sei in movimento, il che implica anche il non identificarti in una funzione, in un luogo di residenza, in una mansione, nel tuo nome, esso arriva immancabilmente troppo tardi.. se abiti quarant’anni nello stesso posto sapranno dove venirti a trovare… ma se ogni due anni cambi posizione, poiché la vita fluisce e se la segui.. e anche possibile che tu ti sposti fisicamente, la burocrazia non farà in tempo ad aggiornare il suo database che tu te e sarai già andato…

Non è certamente un invito a restare senza fissa dimora…anche se in effetti se uno sa chi è, sa che non può mai essere senza fissa dimora, perché il suo corpo è la sua dimora, su questo piano -chiusa parentesi-,ma di certo a non sedimentare la propria esistenza in un fotogramma, in una porzioe limitata di uno spaziotempo che on esiste, inventata per relegare l’essere umano a pedina.

Muoviti!

Buona Riflessione a tutti

F. B.