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DONAZIONE DI ORGANI

Dopo una fase di rallentamento nel 2020, dove per mezzo del sistema di registrazione collegato alla carta d’identità elettronica, si contavano 7 milioni e 300 mila dichiarazioni di volontà alla dichiarazione di organi e tessuti espresse in vita dai cittadini, la tendenza attualmente è in crescita. Secondo uno studio pubblicato sul “Clinical Transplantation“ che ha analizzato 500 malattie neurologiche rare, avere una patologia orfana non rappresenta una controindicazione alla donazione; anche le varie notizie che riportano risultati soddisfacenti fanno si che l’incessante campagna mediatica di adesione diventi sempre più corposa, tuttavia non si va quasi mai a fondo sulla questione delle procedure adottate e neppure vengono considerati gli aspetti spirituali dalla maggior parte delle persone aderenti a questa pratica, ampiamente sostenuta dalla moderna scienza medica.

Prima del 1968 una persona era dichiarata morta solo dopo l’ultimo respiro e a cuore fermo per un certo lasso di tempo; poi quando si iniziarono ad eseguire trapianti per disporre di un maggior numero di donatori e sperimentare venne introdotto il concetto di “ MORTE CEREBRALE “. L’attuale legislazione italiana in base alla legge 578 del 29 dicembre 1993 (con successive modifiche) prevede che per procedere all’espianto di organi occorrano sei ore di coma irreversibile dichiarate tali dall’assenza di attività dell’encefalo o anche per l’arresto del cuore da più di venti minuti. Tuttavia sono numerosi i casi di persone date per morte che poi si sono risvegliate.

Da uno studio del prof. Dr Massimo Bondì ,chirurgo generale e patologo dell’università la sapienza di Roma nel 1992, in Audizione Commissione Sanità affermò che: “ la morte è ascientifica, amorale e asociale “.  Anche dei dottori della Harward medical school Boston nello stesso anno dissero che: “non è possibile accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello con i mezzi clinico-strumentali attuali “; ed il Prof Peter Singer, presidente dell’associazione internazionale di Bioetica disse: “ la morte cerebrale non è altro che una comoda finzione. fu proposta e accettata perché rendeva possibile il procacciamento di organi “ ( congresso di Cuba 1996 ).

Questa delicata questione ruota attorno al fatto che il donatore durante l’intervento è ancora vivo, sottoposto a ventilazione forzata con farmaci paralizzanti ma sovente senza uso di anestetici in quanto indicato come donatore cadavere; dopo prove ed errori si scoprì che non era possibile eseguire trapianti di organi prelevati da qualcuno veramente morto, perché in assenza di circolazione sanguigna anche solo per pochi minuti avveniva il veloce deterioramento degli organi prelevati. Prelevare organi multipli in media richiede anche tre,quattro ore di intervento a cuore battente, con pressione sanguigna e respirazione normale; grandi strutture ospedaliere sovente fanno pressione affinche la morte cerebrale venga dichiarata rapidamente, perché il giro d’affari del commercio di organi è molto redditizio. Sono molte anche le cause in corso in seguito a controversie legali e querele riguardo a queste procedure nel mondo.

Facendo delle considerazioni di carattere spirituale, ogni azione compiuta genera un “ CONTO CARMICO “; se l’atto di donare un organo potrebbe salvare la vita a qualcuno, dovrebbero esserci dei benefici da quest’azione di dare/avere, questo però non è sempre valido. Come sovente succede è consuetudine che gli organi ricevuti provengano da persone decedute da poco, in questo caso il corpo sottile rimane ancora legato al corpo fisico per un certo lasso di tempo; può succedere che possa essere intriso da energie e vibrazioni non compatibili tra i due soggetti; ciò a lungo andare potrebbe generare problemi psicologici, fisici o di altra natura derivanti anche da stati energetici diversi non affini; tutte possibilità ancora poco considerate e di difficile analisi e comprensione in definitiva.

Buona riflessione e arrivederci sul vascello: www.accademiaricercalaverita.net

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