Capitani…Buongiorno,
Oggi Parliamo di,
DEMOCRAZIA e dintorni…….una riflessione
“Se lo conosci lo eviti”, recitava così lo slogan che più fece presa sulla popolazione nel quadro della campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione dell’HIV: “AIDS, se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide”.
Era l’inizio degli anni Ottanta quando cominciò ad affacciarsi questa piaga sconosciuta, implicante il salto di specie e la zoonosi, termini che nel corso degli anni sono stati abilmente inseriti nel contesto dei disequilibri ambientali creati dall’uomo. Si è trattato della prima vera epidemia mondiale dell’era moderna, caratterizzata dall’emergere di nuovi agenti patogeni che in rapporto alla globalizzazione si diffondono velocemente, trasformando le epidemie in pandemie la cui gestione induce cambiamenti nei comportamenti sociali ed individuali, che si ripercuotono negativamente sull’interazione tra Esseri Umani.
Gli appelli degli Anni Novanta alla responsabilità individuale come garanzia della salute collettiva hanno trovato nell’attuale gestione pandemica una concretizzazione attraverso l’attuazione di misure liberticide in nome di questo fine superiore; la necessità di mappare il virus e contenerne la diffusione ha infatti implicato – oltre a provvedimenti emergenziali incompatibili con i cosiddetti diritti democratici – la sistematica violazione della privacy e l’utilizzo indiscriminato dei dati sensibili, personali e sanitari, anche ai fini di una ricerca epidemiologica di facciata.
Di fatto vi è stata una sospensione della democrazia, o meglio, di quella forma di governo che i cittadini ritengono basata su di un sistema di pesi e contrappesi, su di una serie di diritti sanciti dalla Costituzione che i vari obblighi, divieti, chiusure e limitazioni imposti in nome dell’emergenza hanno di fatto svuotato, rendendoli condizionabili. E tutto ciò è stato possibile perché lo ha consentito la popolazione nella sua quasi totalità, e non solo per via di un’abile propaganda a supporto della narrazione ufficiale, atta a costruire la percezione pubblica in un’unica direzione; in realtà il terreno fertile su cui seminare era già stato preparato da decenni a questa parte, tant’è vero che per lo scoppio – o meglio, il varo – di questa pandemia ad orologeria si attendeva che maturassero le condizioni ideali affinché il copione così concertato potesse sortire gli effetti desiderati. E questi effetti desiderati sono riscontrabili soprattutto nel mondo occidentale, il mondo della democrazia, quella democrazia tanto decantata e mitizzata al punto da dover essere “esportata” con la forza e la violenza nascoste dietro le bandiere della libertà, dell’uguaglianza, delle pari opportunità, dell’inclusione – insomma, dei valori occidentali (ricordiamo il tormentone presso le donne arabe del vestirsi all’occidentale, del vivere all’occidentale).
In realtà bisognerebbe parlare di valori globali ormai sganciati da realtà identitarie, dalla storia, dalla tradizione, dalle radici culturali e filosofiche dei singoli Paesi fagocitate dall’autoritaristica agenda globalista e neoliberista che poggia su valori artificiali e monopolizzanti, miranti alla creazione di un nuovo ordine mondiale che faccia tabula rasa delle diversità.
L’élite tecnicratica che l’ha ideata, grazie al suo enorme potere economico ha infiltrato quasi tutti i governi del mondo, i famosi tre poteri della democrazia, e ha monopolizzato l’informazione sui temi internazionali, facente capo a tre sole agenzie: Associated Press, France Press, Reuters, le tre sorelle, così come le tre sorelle sono chiamate le agenzie di rating Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – con potere di vita e di morte sulle economie di intere nazioni -, così come, soprattutto, tre sono i fondi d’investimento: BlackRock, State Street e Vanguard, ciascuno azionista degli altri due, ai quali è riconducibile tutto il nostro quotidiano in termini di servizi e consumi. La “Santissima Trinità” del controllo sociale e dell’asservimento delle masse, indotte in schiavitù senza che neanche se ne accorgano.
E’ questo il punto: il gioco è più semplice in contesti di democrazia liberale dove decenni di relativa pace, stabilità e benessere, del contentino dell’urna elettorale, hanno intorpidito le menti. La gente non sa, non s’informa, vive tranquilla pensando che la repressione sia altrove, là dove la storia l’ha collocata e dove i media te la fanno vedere.
E come ci si affida al mainstream senza porsi domande, così si delega il proprio quotidiano ad altri, a finzioni giuridiche create dal sistema (alle banche l’amministrazione dei nostri soldi, ai notai la stipula dei nostri contratti, agli avvocati la gestione delle nostre controversie, e via discorrendo) in assenza di specifici obblighi di legge, e in questa maniera la consuetudine si istituzionalizza.
Ci sentiamo liberi, liberi di agire su questo piano, di esprimere il nostro pensiero, di realizzarci, ma senza cognizione di causa. La “carota” è rappresentata dalla teorica possibilità, indistintamente – direi beffardamente – offerta a tutti, di essere protagonisti…… ma questo non è ciò che avviene nell’ordine naturale delle cose. Lo scenario che ne scaturisce è quello di una società dove Onore, Rispetto, Lealtà fra Esseri Umani non sono più di casa (o di moda, verrebbe da dire), dove disuguaglianza, ingiustizia, divario ed esclusione pregiudicano le potenzialità individuali generando rabbia e violenza, sapientemente tenute a bada attraverso l’industria dell’entertainment, il sistema dei finanziamenti, il web, i social, l’internet delle cose, e così via……… quella nebbia che c’impedisce di vedere altro, ma soprattutto che induce a non credere nella forza dell’Essere Umano, a non credere quindi in noi stessi mentre pensiamo di credere in noi stessi e di poter essere in grado di soddisfare le nostre aspettative……….. quella nebbia che di fatto ci impedisce di creare il nuovo.
Ma con la pandemia qualcosa è successo: il nemico ha scoperto le sue carte, la dittatura della maggioranza ha gettato la maschera – la democrazia senza valori che si trasforma in totalitarismo…… “se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide”.
Purtroppo però questo slogan non funziona, e non semplicemente perché la risposta, la reazione a questa mistificazione non può essere corale, proprio in considerazione dello stato di dissonanza cognitiva in cui versa la massa. E anche chi ha compreso l’inganno non ha contezza del fatto che esiste una via d’uscita definitiva dalla perversione di questo sistema che uccide l’Essere Umano – non il cittadino, perché il cittadino è già morto.
Spezzare le catene significa rinunciare allo status di cittadino smontando il proprio atto di nascita e creando così la propria giurisdizione e le proprie leggi, in Onore e Rispetto.
Buona riflessione, Vi aspettiamo su www.accademiaricercalaverita.net.
S. M.
