Capitani…buongiorno,
Oggi parliamo di,
VOTARE….DOVETE ANCORA PER FORZA DELEGARE?
Votare, esprimere alle urne la vostra delega a qualcun altro, siete proprio sicuri di essere rappresentati in questo modo?
Non pensate che sia giunto il tempo di prendere in mano le redini della vostra vita e non delegare più niente a nessuno?

In questo modo tutto crollerebbe e quell’ingranaggio ben oliato che serve a dare il nostro consenso per legittimare un governo, che magari neppure ci rappresenta si fermerebbe, così ci sarebbe davvero un cambiamento e non il solito rimpasto di governo dei soliti volti noti.
In origine nel diritto romano il “VOTUM” consisteva in una promessa sacra, fatta ad una divinità per una causa propiziatoria, di ringraziamento; a sua volta da “VOTUS”, participio passato di “VOVERE” (promettere solennemente, impegnare);
scavando a fondo dalla radice proto indo europea “WEGWH” assume il significato di (pronunciare, parlare, predicare) e dal Sanscrito “VAGHAT” (offrire in sacrificio), che rimanda al mondo religioso, ma che trova anche un legame con tutti i termini derivanti da “VOX” (voce).
Nel 1861, anno dell’ unità d’ Italia, quando si votò per la prima legislatura del Regno d’ Italia, il voto era riservato solo ai maschi dell’alta borghesia che pagavano un certo importo di tasse all’anno e avevano più di 25 anni.
Successivamente nel 1881 il diritto fù esteso anche alla media borghesia e l’età minima fu abbassata a 21 anni.
Il suffragio universale maschile si raggiunse solo nel 1912, mentre le donne conquisteranno questo diritto negato solo dal 1945; tuttavia i cittadini non votanti venivano sanzionati secondo il (D.p.r. n.361 del 30 marzo 1957), perchè l’esercizio del voto era un obbligo al quale nessun cittadino poteva sottrarsi.
L’elettore che non esercitava questo diritto, doveva darne giustificazione al sindaco e l’elenco di coloro che si astenevano al voto senza giustificato motivo, era esposto per un mese nell’albo comunale e per 5 anni la dicitura “non ha votato” veniva scritta nei certificati di buona condotta.
Oggi il diritto al voto in Italia è riservato a coloro che sono in possesso della cittadinanza italiana e hanno raggiunto la maggiore età e le precedenti norme sono state abrogate nel 1993.
Sussiste solo un “dovere civico” come sancito all’ art.48 della costituzione della repubblica italiana.
Se in passato non ci si interrogava più di tanto, in quanto era l’ appartenenza a determinare il voto, e lo schierarsi con certe fazioni era d’obbligo, oggi ci si interroga su quale significato rappresenti ancora votare, visto che delegare ad altri non ha spesso comportato la garanzia di onorare tutte quelle promesse che erano state fatte nelle più blasonate campagne elettorali.
Buona riflessione a tutti….
S.V.

Scrivi un commento