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Oggi parliamo di,

Da Pìetas a pietà

In questo articolo vi propongo una ricerca che ho eseguito durante i miei studi compiuti per l’analisi degli esercizi proposti nei percorsi dell’accademia che seguendo la teoria del tutto mi hanno portato a seguire la parola Pietà fin dalle origini dell’ Impero “mai defunto e ancora presente” Romano… vediamolo insieme.

La Pìetas Romana era anzitutto un sentimento basato sul senso del dovere di devozione e di giustizia, verso gli dei, gli antenati e la patria; gli dei erano visti come punti di riferimento pratici in tutte le diverse AZIONI UMANE dei Romani.

Pìetas deriva dal termine “PIUS” che significa “PURO”.

I Romani non avevano alcun obbligo di amare gli dei (a differenza del Cristianesimo), ma credevano al “DO UT DES” (dò affinchè tu dia) che indicava una forma di contratto di scambio reciproco.

La benevolenza degli dei era subordinata all’osservanza di riti e cerimoniali in vari modi, alcuni dei quali: la Supplicatio (la supplica), Piaculum (il sacrificio espiatorio), Propitiatio (il rito propiziatorio), Votum (il voto), il Lectisternio (la cerimonia religiosa sacra di origine Greca con cui si affidano doni alle divinità), l’Obsecratio (la richiesta di una grazia), la Precatio (la preghiera) nei casi più importanti e più in generale, in previsione di una guerra, la Gratulatio (nel ringraziare gli dei per la buona riuscita di un’impresa), ecc.

La divinità suprema a Roma era Giove ma la Pìetas era rappresentata come la Dea del dovere, della religiosità, dell’amore. I Romani e prima di loro gli Italici, avevano fede in questa divinità, che garantiva anche un buon rapporto nelle famiglie, tra i cittadini e lo stato.

Infatti le fu dedicato un tempio nel Foro Olitorio, nel Foro Boario e la ritroviamo spesso sulle monete imperiali o nelle iscrizioni militari, per esprimere l’attaccamento delle varie Legioni all’Imperatore (Pietas legionis).

Con l’Imperatore AUGUSTO nel 31 a.c la Pìetas diventa una necessità politica per dare un nuovo impulso al “MOS MAIORUM” (l’antico costume degli antenati), legato ai valori della famiglia e della patria.

Dopo un secolo di sanguinose guerre civili, in una Roma che aveva inglobato molte altre culture c’era un bisogno di unificazione e si diede vità alla “propaganda AUGUSTEA” basata principalmente su tre concetti:

1) la rivalutazione del lavoro agricolo contadino per una ripresa economica dell’impero.

2) legittimare la sua presenza alla guida dell’impero creando un eroe “ENEA” portatore di tutti i valori di Augusto, in primis la Pìetas.

3) la congiunzione dei primi due punti coniugando i valori della Pìetas con la riscoperta di vivere bene in campagna ,dando così un rinnovato vigore al suo impero.

Dopo l’era Augustea, con le conquiste in oriente e la mescolanza di altre religioni, fra cui il culto di Mitra e poi il Cristianesimo, il concetto originario di Pìetas inizia a mutare.

Viene diffuso il concetto di pietismo dalla convinzione tipica del Cristianesimo riformato, che il credente possa ricevere il perdono dal peccato e dalle sue colpe solo con l’intervento di una grazia esterna.

La Pietà o misericordia è vista come un attributo di D-io;

usando una metafora sull’alchimia, il cristiano cerca continuamente di trasformare il Piombo della sua anima in quell’Oro che simboleggia la fede, e riflette la Gloria di Dio (D-io).

Buona ricerca a tutti.

S. B.