Buongiorno Esseri Umani,

in questi ultimi giorni la parola Etica è risuonata in tutte le “stanze” dell’Accademia, in tutti i ponti dei vascelli, e volenti o no in tutte le nostre menti per essere sottoposta a “processo” da tutti i nostri IO presenti, che si accalcano per dare la risposta per primi. Ma come sempre, bisogna valutare con coscienziosa consapevolezza, tutte le risposte e rivederle ed assegnarle ognuna ad ogni IO che le ha formulate ed emesse.

“In sanscrito svadhā significa “ciò che è riposto [dhā] in sé [sva]”, e indica i costumi e le regole morali, atemporali e immutabili, riposti nell’anima dei Padri defunti, regole e costumi universali che andavano rispettati, seguiti e tramandati. La loro trasmissione da padre in figlio insegnava a vivere secondo la luce spirituale della legge divina, al fine di meritare la vita eterna. Svadhā era la Tradizione custodita dai Padri, ispirata al Bene, al Buono, al Bello, i valori dello Spirito Assoluto ai quali i figli erano tenuti ad aderire. Fu quindi per esprimere il sentimento di obbedienza alle norme di vita dei loro antenati, e per conformarsi ai principi e ai valori delle loro antiche tradizioni, che gli indoeuropei crearono questo termine da cui venne il greco éthos, secondo la seguente corrispondenza:s = si affievolisce e scomparev = ϝ (cade)a = edh = thā = osDa éthos “costume”, venne poi ēthikós “che riguarda i costumi”, “etico”. In origine, “che segue i costumi dei Padri”.Nei riti vedici svadhā, esclamato ad alta voce dal sacerdote, divenne la “benedizione” rivolta ai Padri defunti, il cui senso voleva essere: “siate benedetti per avere posto [dhā] in ognuno di noi [sva] il rigore dei vostri costumi e dei doveri da compiere”. “

La definizione che ho trascritto qui sopra mi porta a riflettere su termini quali “atemporali”, “padri”, “anima”, “benedizione” e  “doveri da compiere”.

Da quello che mi risuona questa etica è stata tramandata ad ognuno di noi, da anime sagge ed antiche, sotto forma di doveri da compiere quindi, qual è il mio dovere, qual è il mio compito in questa esistenza, qual è il vostro, il nostro. Ma il nostro si compirà solo alla fine, solo dopo che ogni-UNO di noi avrà capito il suo. Solo così si dispiegherà davanti a noi quel disegno che ora tanto crediamo di comprendere, che pensiamo di aver fatto nostro.

Ognuno di noi è solo un minuscolo-immenso puntino di quel disegno e questo disegno finale non è ancora stato definito con tratto marcato. Almeno così sento personalmente in questo momento, in questo mio qui e ora. Ma percepisco che se anche uno solo dei puntini non sarà segnato il disegno non sarà chiaro, comprensibile. Potrebbe risultare distorto o di difficile interpretazione finale.

Non credo sia fondamentale il disegno che apparirà ma so che ogni trattino, puntino, è a sua volta un disegno, un segno del passaggio qui su questo piano. Ma risulterà visibile su quell’immenso foglio bianco solo se riuscirò a fare il mio percorso, un percorso che passa attraverso una “compagnia”, una moltitudine, una folla che trova spazio nella mia mente e fuori di me. Più comprendo il mio interno, più lavoro e mi applico sullo zittire ed eliminare ciò che mi porta fuori strada, ovvero fuori percorso, più riesco a bucare gli strati del bozzolo che necessariamente invitano alla metamorfosi e più irradio all’esterno e lo rendo “presente” nel Tutto. Ho anche pensato di poter fare il contrario, dal Tutto attingere ed arrivare al nocciolo, al dentro più profondo. Ma questo presumo creerebbe solo più confusione e devierebbe quello che resta, e DEVE essere così, il mio percorso, solo così potrò lasciare quel puntino in mezzo a miliardi di altri puntini già segnati ed al tempo stesso lasciare spazio per tutti gli altri che verranno. E’ come usare le proprie energie, “forze”, per far avanzare l’Opera, in modo da consentire, quando sarà il momento, di vederla o meglio comprenderla “completata”.

Come tutti i termini, le parole, anche questa, ETICA, viene stravolta nel suo significato. Il più delle volte viene abusata o messa lì nelle varie frasi come parola “ad effetto”. Ed allora si rischia di cadere nell’ETICA-MENTE comune, in un’altra consuetudine e questo non consente di creare il nuovo. Bisogna fare attenzione come in tutte le cose.

Nella definizione si parla di tradizioni tramandate attraverso l’ANIMA, quindi è lì che devo arrivare. E’ lì che il mio disegno inizia a prendere forma, perché deriva dalla sostanza e non il contrario. Prima sono solo apprendista e dopo vari stadi, livelli, posso diventare pittore e poi ARTISTA. Sì anche di un minuscolo puntino, di un’invisibile trattino magari fatto con mano leggera e tremante. Ma se capisco il motivo e lo scopo che mi hanno riportata qu, se attingo all’Etica perché è una flebile indicazione, una striscia bianca magari debolmente illuminata in una strada buia che porta all’Anima, al centro, all’origine, allora in quell’istante  dal più profondo “ME” posso illuminare oltre. Fino a fondere la mia luce con quella di tutti gli altri, attraversare il buio che inevitabilmente altri porteranno, fino ad illuminare il mio puntino e vedere che fa parte di un disegno meravigliosamente INFINITO. Sì infinito, perché in quel foglio c’è un posto per tutti. Dipende da noi, come sempre.

Nel nostro “percorso”, nonostante i “fallimenti che per nostra natura attireremo”, come citava in melodia il Maestro Battiato, troppo spesso ci scordiamo che in una parte di noi che sembra nascosta nel profondo, ma non lo è, nascosta da strati e strati di convenzioni, di usi e consuetudini, di “polleggiamenti vari”, esiste questa lucina flebile chiamata Etica. Per trovarla basta smettere di lasciare che altri ci “vendano” la loro con il solito tre per due. Anche per l’etica esiste la dualità, esiste l’Etica della mente. Non scordiamocelo..

 

Io ci sto riflettendo su, a voi auguro una buona giornata.

C.S