Capitani… buongiorno…

Oggi parliamo di…

LA DUBBIA, ANCHE NEI NUMERI!

Nel precedente articolo pubblicato qui nel giornale dell’Accademia, abbiamo visto la storia di Giacobbe ed Esaù. Oggi ci ricolleghiamo alla frase che abbiamo trovato alla fine dell’articolo precedente: aveva confermato indiscutibilmente che Abramo ha un d’Io diverso da quello del fratello Nacor (che porta lo stesso nome del nonno paterno). Proprio come sostiene da anni l’Essere Umano Mauro Biglino, questo era quindi un gruppo di individui: nella Dubbia ebraica vengono chiamati Elohim (un termine di significato sconosciuto ma sicuramente plurale) e si sono spartiti i popoli della terra in base al loro numero, e Yahweh era il comandante di quel particolare gruppo etnico a lui assegnato.

Oggi ci faremo guidare in un conteggio da Biglino, tenendo presente che non utilizza la Dubbia che tutti noi abbiamo in possesso, ma la Dubbia Masoretica che (riporto dalla spiegazione trovata su diversi siti di stampo cattolico) è la base utilizzata per la traduzione della Dubbia cristiana. L’altro testo che cita è ‘Critica testuale dell’ebraico biblico’ di Emanuel Tov.

Tra parentesi quadre, inserirò qualche mio commento e la progressione del conteggio:

“(…) Cercheremo di fare un ragionamento di minima, in modo da evitare ogni possibile e facile discussione o polemica (…): c’è sicuramente un Elohim [1] che viene normalmente identificato con Yahweh (…); è l’Elohim di cui parlerebbe il primo versetto della Genesi quando dice ‘In principio d’Io creò il cielo e la terra’ (…). In Genesi, capitolo 3, versetto 22, ad un certo punto questo Elohim (…) dice: ‘Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi’, (…); ci fa pensare che fossero più di uno, anche perché gli esperti (…) non parlano mai di cosiddetto plurale maiestatico (…): stando alle parole degli esperti deve riferirsi almeno a più di uno (…). [Siamo a 2] In Genesi, 6, quando si parla del diluvio, si dice (…): ‘i figli di d’Io si univano alle figlie degli uomini’. Figli di d’Io sono i figli di Elohim, ma i figli di Elohim cosa sono, se non Elohim (…)? Siccome parla di figli, diciamo che sono almeno 2 (…)? [Quindi 4] Nel capitolo 14 della Genesi (…) Abramo presta giuramento davanti a Yahweh, dice la Dubbia, Elyon creatore del cielo e della terra (…). Nei testi più antichi della Dubbia masoretica (…) Yahweh non è presente, e si dice che Abramo giura di fronte ad Elyon, che è l’Elohim che sta sopra, cioè il comandante degli Elohim (…). Prendo ciò che scrive il professore Emanuel Tov (…): ‘Elyon, El e Yahweh, cioè questi tre nomi, non sono vari modi per indicare il d’Io di Israele, ma corrispondono in realtà a tre individui diversi (…)’, allora qui diamo credito, non soltanto al testo biblico, ma diamo credito a questa conferma che ci arriva dal professor Emanuel Tov e diciamo che qui si introduce Elyon in un modo inequivocabile [5]. Nel capitolo 31 della Genesi si narra della vicenda del contrasto tra Giacobbe e suo suocero Labano”.

Questo episodio l’abbiamo visto nell’articolo precedente, quindi non procedo con la citazione: per il d’Io di Nacor aggiungo 1 al conteggio, siamo a 6. Vi racconto io in breve il passaggio successivo: nella Dubbia che legge Mauro Biglino si parla subito dopo di Giacobbe che vede due accampamenti di Elohim. Egli infatti chiama quel luogo Macanaim, che significa appunto ‘due accampamenti’. Analizzando il versetto in questione, anche alla luce di un commento di Rashy di Troyes (Biglino non cita la fonte precisa), accreditato da tutti i teologi come uno dei più importanti esegeti al mondo, si evidenzia come questi due accampamenti sono posti ai lati di quel confine appena creato che abbiamo visto nell’articolo precedente, per proteggerlo da eventuali sconfinamenti. Il termine accampamento farebbe pensare a più individui posti a protezione del territorio, ma Biglino, ricordando che vuole fare il conteggio più stretto possibile, aggiunge solo 2: arriviamo ad 8. Riprendo con la citazione:

“In Genesi 35 Elohim dice a Giacobbe (…): ‘costruisci in quel luogo un altare all’El che ti si è fatto vedere quando fuggivi lontano da Esaù’ (…). Se questo Elohim è d’Io, non dice ‘fammi un altare’, ma dice ‘fai un altare a quell’altro El, a quello che hai visto’ [il conto sale a 9]. Nel libro dell’Esodo, nel capitolo 15 versetto 11 (…) è Mosè che lo dice: ‘Chi è come te fra gli Elohim, o Yahweh?’ (…) Cosa vuol dire? Che Yahweh è messo in mezzo ad altri Elohim, paragonato con loro per definirlo ovviamente superiore (…). Ce ne sono almeno altri 2 [11] (…). Questo paragone trova un parallelo nel libro dell’Esodo, nel capitolo 18 dove Ietro (…) dice: ‘Ora io so che Yahweh è più grande di tutti gli Elohim’ (…): continuiamo in questo ragionamento di minima e diciamo che Mosè e Ietro si riferiscono agli stessi 2 (…). Ora, questo tutti è evidente che si riferisce ad alcune decine, però noi stiamo facendo il ragionamento al ribasso (…). Deuteronomio, nel capitolo 6, Mosè dice ai suoi: ‘Non seguirete altri Elohim’ (…): vuol dire che ce ne sono almeno altri 2, questa volta però li aggiungiamo [13] (…)”.

Ora Biglino cita nuovamente il Deuteronomio, capitolo 32, versetto 17: “(…)

‘Hanno sacrificato ad Elohim che non conoscevano, nuovi, venuti da poco’ (…).

Nuovi, venuti da poco, quindi al plurale: diciamo che ci sono almeno altri 2 Elohim che sono arrivati? [15] (…) Nel capitolo 24 [del libro di Giosuè] Giosuè (…) dice: ‘nei tempi antichi i vostri padri, tra cui Terak padre di Abramo e padre di Nacor (…) servivano altri Elohim’ (…). Questo lo abbiamo già trovato prima [si riferisce a Nacor, al tempo del giuramento con Giacobbe] (…) adesso scopriamo che erano più di 1 (…), ne aggiungiamo almeno 1, va bene? [16] (…). Nel libro dei Giudici, nel capitolo 16 versetto 23 (…) ‘si radunarono per offrire un gran sacrificio a Dagon, loro Elohim’ (…) scopriamo il nome di un altro Elohim, che era l’Elohim dei Filistei, ma un altro nome lo troviamo nel secondo libro dei Re, capitolo 5, dove si parla di un altro Elohim che regnava in Damasco, e questo Elohim si chiama Rimmon (…). Nel primo libro dei Re abbiamo altri nomi: nel capitolo 15 si dice chiaramente, al versetto 33, che c’era un Elohim di nome Kamosh, un Elohim di nome Milkom, un’Elohim femmina di nome Astarte [21] (…)

Tre nomi ritornano poi successivamente perché si dice che lo stesso Salomone ha fatto costruire dei luoghi di culto a questi qui (…). Veniamo al salmo 82 (…): parla di una assemblea di Elohim, di una vera e propria assemblea dove si dice che c’è un Elohim che presiede l’assemblea (…) siccome si parla di assemblea, vogliamo dire che ce n’erano almeno altri 2? Perché altrimenti non si può parlare di assemblea, è un incontro testa a testa (…). Colui che presiede l’assemblea è arrabbiato con gli Elohim (…), dopo averli ripresi dice: ‘si, è vero, voi siete Elohim ma morite come tutti gli Adam’ [qui Biglino, oltre a chiarire che si tratta di una distinzione netta, spiega che una lettura che è stata data per i fedeli è che chi presiedeva l’assemblea parlasse a dei giudici, ma perché sarebbe stato necessario ammonirli che potevano morire come tutti gli uomini?] (…). Paolo, nella lettera ai Corinzi, nel capitolo 8 al versetto 5, dice: ‘In realtà, anche se vi sono i cosiddetti dei, sia nel cielo che sulla terra, e difatti ci sono molti dei e molti Signori, per noi ne conta uno solo’. Quindi Paolo, il fondatore del Cristianesimo, riconosce la molteplicità di questi individui’.

(cit. Mauro Biglino)

Bene, come già detto ad inizio articolo, oggi mi sono concentrata maggiormente nella citazione delle parole di Biglino, ma l’ho fatto per dare una dimostrazione di queste incongruenze che sono presenti qua e là anche nelle Dubbie in nostro possesso: pensare che una buona parte di questi esempi siano stati tradotti male o interpretati in chiave allegorica per giustificare un conteggio palesemente fuorviante, per sostenere la tesi monoteista, fa riflettere molto sulle cosiddette verità della fede. E vedremo in futuro che il termine monoteista è comunque sbagliata in questo caso, sarebbe meglio usare il termine monolatra… ma lasciamo questo argomento per un altro giorno.

Al prossimo appuntamento riprenderemo la lettura là dove l’avevamo interrotta: Giacobbe e Labano che si accordano sulla pace tra di loro.

Ai prossimi appunti, capitani!

C.M.B.