Capitani… buongiorno…

Oggi parliamo di…

DUBBIA, PARTE 4: Abramo, Sodoma e le figlie di Lot.

Nell’articolo precedente pubblicato qui nel giornalino dell’Accademia abbiamo visto l’inganno messo in atto da Abramo nei confronti del Faraone, a cui ha concesso i favori della moglie in cambio di ogni ricchezza disponibile. Ma non è finita qua: oggi vedremo cosa succede nei pressi della città di Sodoma, dove Abramo mette in piedi una trattativa con d’Io e Lot gioca sporco con le figlie, che però trovano la loro vendetta…

Oggi cambiamo leggermente l’estetica dell’articolo rispetto al solito, dato che la citazione dell’Essere Umano Mauro Biglino la posticiperemo: partiamo con la grande guerra che sembra essersi scatenata ad Oriente.

Quattro re dai nomi improponibili si alleano contro un’altra compagine di cinque re, tra cui quelli della città di Sodoma e Gomorra: durante la guerra fuggono lasciando le due città incustodite, che vengono saccheggiate dagli invasori: nel frattempo catturano anche Lot, con tutti i suoi beni. Un fuggiasco avvisa Abramo, zio di Lot, che con 318 uomini tende un agguato nella notte e riesce a liberare il parente. Al ritorno verso casa, Abramo viene accolto dal re di Sodoma che lo benedice al “d’Io altissimo”. Da quello che ci riporta Biglino dalle sue traduzioni dall’ebraico, in realtà è un d’Io diverso da quello visto finora, perché la traduzione esatta del termine ebraico è “colui che sta sopra”, cioè a dire chi ha il potere sopra il d’Io di cui abbiamo parlato finora. Il re offre ad Abramo tutti i beni che ha, ma Abramo rifiuta sostenendo che il re non potrà mai dire di averlo arricchito: accetta solo quanto consumato da lui e dai suoi uomini.

Ricordando, come già detto, le precisazioni che Biglino fa nei suoi video, mi pare che qui Abramo stia dicendo: no, non voglio accettare la tua offerta a nome del comandante superiore al mio d’Io, per non offendere il mio d’Io (dopotutto, vedremo che questo è un “d’Io geloso”), ed infatti subito dopo il d’Io protagonista della Dubbia dice ad Abramo:

Hai fatto bene a rifiutare, ti darò un erede e la tua discendenza sarà vasta quante sono le stelle in cielo.

Ricordiamo infatti che il vero erede sarebbe dovuto essere il frutto dell’unione tra Abramo e Sarai, figlia di stesso padre, che però risultava sterile. D’Io prosegue chiedendo dei sacrifici (una cavalla, una capra, un ariete, una tortora ad un piccione) e durante la notte si parla di un forno fumante che passò in mezzo a questi animali: non viene detto che questi animali vengono bruciati, ma un forno che passa in mezzo a loro non vi sembra una metafora per identificare proprio questa azione senza dirla apertamente?

Dopo questo episodio, d’Io dice ad Abramo che dovranno subire 400 anni di schiavitù. Ma gli dice anche che, grazie a tutto questo, i suoi discendenti otterranno le terre tra l’Egitto e l’Eufrate.

Sarai, non potendo avere figli, secondo l’uso della terra di Mesopotamia, incoraggia Abramo ad unirsi alla di lei schiava Agar.

La schiava, dopo essere rimasta incinta, sembra “ignorare” la sua padrona: Sarai arrabbiata la maltratta e questa scappa. Ma le appare un “angelo del Signore” che la convince a tornare sui suoi passi, promettendole una grande discendenza se avesse dato il nome di Ismaele al nascituro. Agar chiama questo angelo del Signore “d’Io della visione”: tutto questo succedeva quando Abramo aveva 86 anni. A 99 anni, Abramo viene chiamato da d’Io, che rinnova il suo patto di alleanza con lui e tutte le sue discendenze. L’uomo in cambio deve rispettare l’alleanza attraverso la circoncisione di ogni maschio all’ottavo giorno di vita ed a tutti coloro che verranno comperati.

Sarai dovrà cambiare nome in Sara ed avrà una discendenza numerosa. Abramo è stupito per l’avanzata età di entrambi e suggerisce di rendere Ismaele l’alleato di d’Io, ma quest’ultimo rifiuta perché deve essere Sara a dargli l’erede, e vuole che venga chiamato Isacco. Abramo procede immediatamente alla circoncisione di tutti gli uomini, incluso sé stesso.

Ecco, qui inserirò la citazione di Mauro Biglino, l’Essere Umano di cui abbiamo già parlato negli articoli precedenti. Nella stessa intervista che ho citato nel mio primo articolo sulla Dubbia racconta proprio l’episodio successivo in maniera molto chiara e comprensibile: per semplicità non inserirò i commenti o le interruzioni degli intervistatori, ma mi limiterò a riportare le parole di Biglino, a parte un passaggio in cui uno degli intervistatori racconta l’episodio di Sodoma. Le parole dell’intervistatore saranno tra parentesi quadre per distinguerlo dalle parole di Biglino.

“Tre personaggi, che Abramo riconosce subito come appartenenti a quella schiera, vanno a trovarlo che vive tranquillo all’ombra della sua tenda ed uno di questi personaggi, che poi risulta essere Yahweh, si ferma a parlare con lui mentre gli altri due partono a piedi e vanno a Sodoma ad avvertire Lot, cioè il nipote di Abramo, di abbandonare la città perché loro il giorno dopo la distruggono (…). Abramo dice ai tre che li vede stanchi, impolverati, sudati, quindi pensate a d’Io stanco, impolverato, sudato, e dice ‘no, ma fermatevi, mangiate, bevete, cioè riposatevi’ (…); Quando Yahweh gli dice ‘guarda che noi distruggiamo Sodoma’, Abramo gli dice: ‘Davvero sterminerai tutti? Il giusto con l’empio? Forse ci sono 50 giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere?’ Ora, io chiedo: come faceva d’Io a non sapere che ci sono 50 giusti e non avere il controllo? Rispose d’Io: ‘se a Sodoma troverò 50 giusti nell’ambito della città per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo’. Se li trovo… perché d’Io non lo sa; attenzione, non finisce mica qui: Abramo dice ‘Ma forse ai 50 giusti ne mancheranno 5: per questi 5 distruggerai la città?’; risponde Yahweh: ‘Non la distruggerò se ne trovo 45’. Abramo riprese ancora e disse: ‘Ma forse là se ne troveranno 40’: rispose d’Io: ‘Non lo farò per riguardo a quei 40…’; cioè, tutta questa trattativa… allora come si facevano a riconoscere i giusti visto che d’Io non li riconosceva, perché lui stesso dice ‘se li trovo, perdono’; vuol dire: non so se ci sono, li devo trovare. Ora, siccome il segno dell’alleanza con lui (…) era la circoncisione (…), anche perché è un segno nascosto ma immediatamente verificabile, perché altrimenti bisogna pensare che D’Io non è in grado di leggere nello spirito degli uomini per trovare 50 giusti (…). [Alla fine d’Io viene convinto a mandare due angeli a recuperare questo Lot che è l’unico puro in città. I due angeli entrano camuffati da viandanti (…). Lot li trova al centro del paese e fa: ‘ma cosa ci fate qua, questa è una città piena di invertiti, venite con me’, li porta a casa. Poco dopo la città intera si trova davanti alla porta e dice: ‘Tiraci fuori quei due che li dobbiamo sodomizzare (…). Lot, che è furbo, fa: ‘No, chi si trova sotto il mio tetto è mio ospite, io lo proteggo come mio fratello; ho tra l’altro due figlie vergini, prendete loro’ e gli lancia le due figlie]. (…) Non l’hanno fatto, perché i due angeli, come si sono difesi? Si sono difesi producendo una luce fortissima, quindi con uno strumento che non sappiamo cosa fosse, che ha accecato quelli che erano fuori dalla porta e volevano entrare e sono riusciti a fuggire. Quindi gli angeli hanno dovuto utilizzare un escamotage, chiamiamolo così, tecnologico, per poter scappare, ma [succede di peggio perché Lot scappa con le due figlie e la moglie, gli angeli gli avevano detto ‘non voltatevi eh, mentre d’Io distrugge la città di Sodoma, la moglie curiosa] si ferma, e quindi rimane vicino all’evento, e la tradizione dice che si è trasformata in una statua di sale. In realtà il verbo ebraico indica anche lo sciogliersi come si scioglie il sale nell’acqua, che è per esempio ciò che è successo ad Hiroshima e Nagasaki, cioè i corpi che si dissolvono per effetto di un forte calore. Poi le due figlie, siccome sono convinte che non sia più rimasto nessuno, dicono: ‘Allora, nessuno ci darà una progenie (…)? Ubriachiamo nostro padre, poi facciamo sesso con lui e ne facciamo dei figli (…)’. La prima sera lo fanno ubriacare e poi una figlia, diciamo, si unisce con lui (…), diciamo che la prima sera Lot ci è cascato, ok? Ma la seconda sera, quando hanno ricominciato a farlo ubriacare, per farlo unire con la seconda figlia, ci è cascato di nuovo (…)? Lo ha fatto e molto volentieri!”.

(Cit. Mauro Biglino).

In realtà Biglino, nella prima parte della spiegazione della trattativa, si interrompe a 40, ma nella Dubbia che ho in mio possesso questa chiacchierata arriva fino a 10 giusti, prima che d’Io lasci Abramo per andare in città. Abbiamo visto poi come si sono svolti i fatti nella città di Sodoma, e confermo che tutto quanto citato corrisponde a quanto riportato nella copia della Dubbia in mio possesso.

Fermiamoci, inizieremo il prossimo articolo con un altro inganno di Abramo ai danni del re di Gerar. Che bravo Padre della Chiesa abbiamo…

Ai prossimi appunti, capitani!

C.M.B.