Capitani… buongiorno…
Oggi parliamo di…
LA DUBBIA 🙂
Già da qualche giorno mi stuzzica l’idea di iniziare, una volta per tutte, la lettura del libro più venduto al mondo e quello meno letto… la DUBBIA, un testo che così tanti fedeli reputano fonte di amore e conforto. Quanto si sbagliano! Lo vedremo insieme nei prossimi articoli…
Ho preso questa decisione non tanto perché non ho niente da fare nelle mie giornate, anzi… ma è capitato in questi giorni, in uno dei corsi dell’Accademia, che un Essere Umano leggesse un passaggio molto particolare, che mi ha colpito così tanto da spingermi a cercare altri frammenti simili tra quelle pagine,
Ho ascoltato tanti video di e con Mauro Biglino, storico traduttore di Edizioni S. Paolo, che ha tradotto dall’ebraico biblico all’italiano questo libro, e da lui ho iniziato, tra le altre cose, a comprendere che ci sono varie parole presenti nella versione ebraica che in italiano sono state tradotte nonostante non si avesse certezza del significato di un termine o addirittura cambiando completamente il senso di quanto espresso nella lingua originale.
“Ovviamente (dico ovviamente, perché è una ovvietà anche se non è riconosciuta come tale) noi non sappiamo chi ha scritto la Dubbia. Di nessun versetto possiamo dire con assoluta certezza ‘questo versetto l’ha scritto quello lì’, non ce n’è uno, e questo vale sia per l’Antico che per il Nuovo Testamento (…). La Dubbia è scritta nel corso di molti secoli, noi possediamo copie di copie di copie, quindi in realtà quando sia stata scritta esattamente non lo sappiamo (…). Non sappiamo come fosse scritta in origine, però ci arroghiamo il diritto di dire che quelli che l’hanno scritta, l’hanno scritta ispirati da d’Io. Ma se non sappiamo neanche chi sono?! (…) Quelli che l’hanno scritta erano gli autori, diciamo così, di quel popolo, che intendevano parlare di loro stessi, cioè del loro popolo, ed in particolare di un individuo, che faceva parte di un gruppo, che di loro si è occupato. Questo individuo (…), in modo assolutamente artificioso, in modo assolutamente (…) falso, è stato fatto diventare d’Io, cioè è stato fatto diventare un d’Io spirituale”.
(cit. M. Biglino).
Queste parole che ho citato sono l’incipit di una delle spiegazioni che il Sig. Biglino dà ad un trio di intervistatori che gli chiedono chiarimenti sul suo lavoro, ed è uno dei video che ho ascoltato prima di decidere di avventurarmi in questo viaggio così arduo. Così, ho scelto di prendere la copia che ho in casa, regalatomi da una parente, ed iniziare la lettura, usando questi articoli come fossero un blocco appunti sulle stranezze che troverò durante questa mia prima lettura.
Una delle prime annotazioni è che la Dubbia che ho tra le mani “è stata approvata dall’Episcopato italiano ed è da considerarsi tipica per l’uso liturgico”, e risulta stampata a Roma nel 1974.

Partiamo con la Genesi: leggendo l’introduzione, viene spiegato che i primi 5 libri (Pentateuco) vengono dedicati al personaggio di Mosè, ed a lui viene attribuita la redazione di queste opere, seppure venga immediatamente chiarito che l’opera letteraria è composta da fonti assai antiche e da aggiunte e modifiche anche di molto posteriori al tempo di Mosè, compiute sotto la sua autorità come “necessari adattamenti a condizioni storiche e religiose successive”. Cioè come a dire: sappiamo che non l’ha scritta lui, anche perché è stata adattata a situazioni successive, ma parliamo di questo personaggio. Partiamo bene, e non ho ancora nemmeno letto una riga della “vera” Dubbia…
Ok basta leggere l’introduzione, iniziamo con la parte ufficiale…
Credo che la creazione del cielo e della terra sia uno dei pochi passaggi che tutti conosciamo: terra deserta, tenebre, luce e buio chiamati giorno e notte, fine del primo giorno.
Divisione delle acque: acque sopra il cielo ed acque sotto il cielo, fine del secondo giorno. E qui il primo pensiero che mi sorge spontaneo è: se il pianeta è fatta a palla, qual è il sopra e quale il sotto?
Proseguiamo: Le acque sotto il cielo si raccolgono nel mare ed appare la terra. Dalla terra emergono i germogli e si formano erbe, piante, frutti che si riproducono: fine del terzo giorno.
Luci nel cielo, quella grande per il giorno e quella più piccola per la notte, insieme alle stelle. Queste luci regolano le stagioni, i giorni e gli anni. Quarto giorno.
Nel mare compaiono gli esseri viventi e nel cielo gli uccelli, che si moltiplicheranno per riempire acque e cielo: fine del quinto giorno.
La terra produce ora esseri viventi: rettili, bestiame e bestie selvatiche. Poi d’Io dice una cosa particolare: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza (…)”; questa frase mi ha fatto ricordare una delle stranezze citate da Biglino: perché in tutta la Dubbia d’Io parla di sé stesso in prima persona mentre in questo primo caso utilizza il plurale? Ha cambiato idea? O forse, come dice lo studioso che ho più volte citato, d’Io non era l’unico ma parte di un gruppo?

L’uomo dovrà dominare su tutti gli altri esseri viventi; vengono creati maschio e femmina, vengono benedetti da fecondità e devono riempire la terra, dominando su tutti gli esseri viventi. Ogni erba che produce seme ed ogni albero che dà un frutto sarà il loro cibo (quindi d’Io ci avrebbe creati vegetariani, perché i fedeli mangiano carne?), fine del sesto giorno.
Il settimo giorno d’Io evitò ogni lavoro, al contrario dei commessi che devono lavorare anche di domenica altrimenti non potremmo tenere aperti i centri commerciali; viene poi detto che quando d’Io creò l’uomo con la polvere del suolo gli soffiò un alito di vita nelle narici.
A questo punto viene creato il giardino in Eden, dove viene collocato l’uomo: d’Io fa germogliare ogni tipo di albero da cui mangiare, poi piazza l’albero della vita al centro del giardino e l’albero della conoscenza di bene e male. Da Eden partiva un fiume che irrigava il giardino, per poi dividersi in quattro corsi d’acqua, due dei quali sono i famosi Tigri ed Eufrate.
D’Io poi comanda all’uomo di non mangiare mai i frutti dell’albero della conoscenza di bene e male, pena la morte certa. Secondo il racconto, è a questo punto che d’Io avrebbe plasmato gli animali, che però da quanto scritto precedentemente erano già stati creati il quinto giorno (si era forse dimenticato di averli già creati?), ma andiamo avanti con il riassunto di un altro punto estremamente conosciuto della Dubbia:
viene creata la donna dalla costola dell’uomo, questa su suggerimento del serpente mangerà il frutto dell’albero della conoscenza, insieme all’uomo, e per questo capiranno di essere nudi e si copriranno con foglie di fico per la vergogna.
Sentendo avvicinarsi d’Io, l’uomo e la donna si nascondono, ed alla domanda di d’Io l’uomo spiega della sua nudità, d’Io gli chiede se ha mangiato dall’albero proibito; l’uomo scarica la colpa sulla donna, che interrogata a sua volta incolpa il serpente. Quindi d’Io, che viene rappresentato come onnisciente, ha bisogno di interrogare l’uomo e la donna per scoprire la verità… non se n’è accorto che hanno mangiato il frutto proibito?
Castigo per il serpente, dolori per la donna, fatica per l’uomo, “polvere eri e polvere tornerai”,
sono altri passaggi che credo la maggior parte conosce, ma poi compare di nuovo un passaggio particolarmente interessante: “Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male”: è tornato al noi, si riferisce al gruppo di cui parlava Biglino nella citazione che ho riportato? Un’altra punizione è la cacciata dal giardino ed il comando di non mangiare più dall’albero della vita, togliendo la vita eterna all’uomo ed alla donna.
Per ora fermiamoci, proseguiremo nel prossimo articolo con Caino ed Abele: ci aspettano altri passaggi interessanti, ve lo assicuro.
Ai prossimi appunti, capitani!
C.M.B.

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