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DONNE MEDICINA
I miti ci tramandano notizie in merito agli inizi dell’agricoltura, delle leggi, della matematica e della Medicina che furono nelle mani di donne ma, i testi di storia raccontano poco o nulla della loro Medicina. Ciò in quanto nel settore della Medicina l’emarginazione in cui furono tenute le donne risale all’antichità. Tradizionalmente l’arte medica era loro permessa solo a livello infermieristico e per la sussistenza. Da sempre preferite come levatrici fin quasi ai giorni nostri e quando si svilupparono le strutture pubbliche beffardamente fu concesso loro di iscriversi alle Università senza potersi laureare. Non solo, istituzioni prestigiose si sono opposte alla loro ammissione fino a pochi anni fa. Le società guerriere furono la causa principale dello stravolgimento del destino delle donne e la successiva affermazione delle società patriarcali.
I medici, definiti dalle levatrici macellai, “dettero l’avallo scientifico allo sterminio delle donne da parte dell’Inquisizione” forse anche in ossequio a S. Agostino che le definiva “immondizia” o ad Aristotele (“prodotto imperfetto”). Filosofia, religione e scienza dunque si coalizzarono ad un certo punto della Storia per annientare la dimensione femminile. Quale esempio e simbolo della repressione violenta nei confronti delle donne scienziate è considerata Ipazia di Alessandria*, la donna più sapiente dell’antichità.
Sono state accettate come medico solo da metà 1800 (XIX sec.) quando i modelli sociali quali il Vittorianesimo, la cultura quacchera e le lotte contro la segregazione delle minoranze consentirono di non essere escluse dalla trasformazione ed istituzionalizzazione della Medicina come invece era accaduto dalla fine del Medioevo.
La prima donna medico d’Europa è stata Trotula de Ruggiero,
e qui di seguito riporto integralmente un articolo sulla sua biografia.

| Trotula de Ruggiero (sec. XI)
di Sara Sesti Fu la più famosa delle ”Mulieres Salernitanae”*, le Dame della Scuola Medica di Salerno, dove la scienziata studiò e insegnò. Le sue teorie precorsero i tempi in molti campi tra cui quello della prevenzione e dell’igiene. Fu autrice di trattati di medicina che mostrano eccezionali conoscenze in campo dermatologico, ginecologico ed ostetrico. La sua figura si inserisce nella lunga tradizione – che attraversa l’Antichità e il Medioevo – delle donne attive in professioni mediche. La sua eccezionalità è dovuta al fatto di aver scritto il proprio insegnamento, ponendolo sul piano di un sapere tramandabile. |
| I dettagli della vita di Trotula sono sconosciuti. Di lei si sa che visse attorno al 1050 a Salerno, città aperta agli scambi economici e culturali con tutto il Mediterraneo. Uno dei luoghi più vitali del mondo allora conosciuto. Discendeva dall’antico casato dei “de Ruggiero” e , come membro della nobiltà, ebbe la possibilità di frequentare le scuole superiori e di specializzarsi in medicina. Non ci sono testimonianze dirette dei suoi studi, ma diverse annotazioni si riferiscono a lei in tal senso. Sposò il medico Giovanni Plateario da cui ebbe due figli che continuarono l’attività dei genitori. La Scuola Medica di Salerno fu il primo Centro di Cultura non controllato dalla Chiesa e divenne talmente rinomata da essere considerata la prima università d’Europa. In quel luogo si cominciò a tradurre dall’arabo in latino i testi di medicina degli antichi scienziati greci, rendendoli nuovamente accessibili agli studiosi occidentali. La Scuola era aperta anche alle donne che la frequentavano sia come studentesse che come insegnanti e Trotula fu uno dei suoi membri. Le sue lezioni furono incluse nel De agritudinum curatione, una raccolta degli insegnamenti di sette grandi maestri dell’università e collaborò con il marito ed i figli alla stesura del manuale di medicina Practica brevis. Trotula ebbe idee innovative sotto molti aspetti: considerava che la prevenzione fosse l’aspetto principale della medicina e propagava nuovi e per l’epoca insoliti metodi, sottolineando l’importanza che l’igiene, l’alimentazione equilibrata e l’attività fisica rivestono per la salute. Non ricorse quasi mai a pratiche medievali rivolte all’astrologia, alla preghiera e alla magia. In caso di malattia consigliava trattamenti dolci che includevano bagni e massaggi, in luogo dei metodi radicali spesso utilizzati a quel tempo. I suoi consigli erano di facile applicazione e accessibili anche alle persone meno abbienti.Le sue conoscenze in campo ginecologico furono eccezionali e molte donne ricorrevano alle sue cure. Fece nuove scoperte anche nel campo dell’ostetricia e delle malattie sessuali. Cercò nuovi metodi per rendere il parto meno doloroso e per il controllo delle nascite. Si occupò del problema dell’infertilità, cercandone le cause non soltanto nelle donne, ma anche negli uomini, in contrasto con le teorie mediche dell’epoca. Annotò queste scoperte nella sua opera più conosciuta il De passionibus Mulierum Curandarum (Sulle malattie delle donne), divenuto successivamente famoso col nome di Trotula Major, quando venne pubblicato insieme al De Ornatu Mulierum (Sui cosmetici), un trattato sulle malattie della pelle e sulla loro cura, detto Trotula Minor. I due testi erano scritti in latino medievale, una lingua diffusa in tutta l’Europa. Il primo le fu richiesto da una nobildonna e si rivolgeva alle donne, “ché non parlano volentieri delle loro malattie agli uomini, per un sentimento di pudore”. La trattazione risulta straordinaria anche perché, per la prima volta, una medica parla esplicitamente di argomenti sessuali, senza coinvolgervi nessun accento moralistico.Accanto all’elaborazione teorica delle esperienze, nel testo si trovano numerosi esempi pratici. Poiché Trotula conosceva gli insegnamenti di Ippocrate di Kos (460-377 a.C.) e di Claudio Galeno (129-200 d.C.), vi faceva riferimento nelle sue diagnosi e nei suoi trattamenti, agendo una antica concezione della natura che legava le caratteristiche della persona all’intero cosmo.Nel Trotula Minor, l’autrice si occupa della bellezza: scrive di rimedi per il corpo, di pomate e di erbe medicamentose per il viso ed i capelli e dispensa consigli su come migliorare lo stato fisico con bagni e massaggi. Questo argomento non rappresenta un aspetto frivolo dei suoi testi, per Trotula lo sguardo sulla bellezza di una donna ha a che fare con la filosofia della natura cui si ispira la sua arte medica: la bellezza è il segno di un corpo sano e dell’armonia con l’universo. Nel XIII secolo le idee e i trattamenti di Trotula erano conosciuti in tutta l’Europa e facevano già parte della tradizione popolare. I suoi scritti vennero utilizzati fino al XVI secolo come testi classici presso le Scuole di medicina più rinomate. Il Trotula Maior, in particolare, venne trascritto più volte nel corso del tempo subendo numerose modificazioni. Inoltre, come altri testi scritti da una donna, venne impropriamente attribuito ad autori di sesso maschile: ad un anonimo, al marito o ad un fantomatico medico “Trottus”. Nel XIX secolo alcuni storici, tra cui il tedesco Karl Sudhoff, negarono la possibilità che una donna avesse potuto scrivere un’opera così importante e cancellarono la presenza di Trotula dalla storia della medicina. La sua esistenza fu però recuperata, con gli studi di fine Ottocento, dagli storici italiani per i quali l’autorità di Trotula e l’autenticità delle Mulieres Salernitanae sono sempre state incontestabili. |
*Ipazia d’Alessandria (in latino Hypatia), scienziata e filosofa greca, è ancora oggi un simbolo della libertà di pensiero, a 1600 anni dalla sua uccisione per mano di fanatici religiosi. Nata fra il 355 e il 370 (c’è incertezza sulla data esatta) presso Alessandria d’Egitto, fu una importantissima matematica, filosofa ed astronoma.
*Mulieres Salernitanae è una polirematica con cui si indicano le personalità femminili che hanno operato nell’ambito della Scuola medica salernitana. Lo statuto della Scuola, infatti, nel solco di alcune tradizioni medievali, non precludeva l’esercizio della professione medica alle donne.
amdf

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