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Oggi parliamo di,

DESALINIZZAZIONE DELL’ACQUA SALATA

La desalinizzazione è un processo di purificazione dell’acqua salata per renderla adatta al consumo umano ed altri usi.

Circa il 97, 5% dell’acqua sulla terra è salata, il restante 2, 5% è acqua dolce, di cui più di due terzi è intrappolata nei ghiacciai, nelle calotte polari e solo lo 0, 8% è accessibile in quanto pura.

Mentre alcuni paesi sono ricchi di laghi e fiumi, altri non sono così fortunati e devono ricorrere ad altri metodi per soddisfare le loro esigenze idriche.

La desalinizzazione può essere fatta attraverso due processi, la distillazione e l’osmosi inversa, quest’ultima è più utilizzata in quanto consente di produrre acqua meno salata e con minore impatto ambientale.

Dopo alcune strutture sperimentali degli anni 60, costruite per lo più in Medio Oriente, si ne contano ad oggi più di 20000 nel mondo, per lo più costruite in paesi ad alto reddito, dove quest’acqua dissalata è maggiormente impiegata per attività non primarie. Ci sono forti interessi nello sviluppare e diffondere tecnologie di desalinizzazione, non solamente sociali ed umanitarie, ma legate anche al profitto che ne deriva. I costi di questi tipi di impianti sono tuttora ancora elevati, tanto che se ne servono maggiormente Paesi del Medio Oriente fra cui l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Kuwait ed altri. in Europa esistono più di 2000 impianti che per lo più usano la tecnologia dell’osmosi inversa, di cui solo circa il 10% di grandi dimensioni; è proprio questa piccola fetta di grossi impianti a contribuire alla produzione di acqua non salata, che corrisponde a circa il 70% del totale prodotto in Europa.

Paese leader in in Europa è la Spagna, poi segue l’Italia, Cipro, Malta, Grecia; mentre in Olanda, Danimarca, Germania e Regno Unito ci sono alcuni piccoli impianti.

L’Arabia Saudita ha l’impianto di desalinizzazione galleggiante più grande al Mondo, con una capacità produttiva giornaliera di 117 milioni di piedi cubici e altri 27 impianti sparsi lungo le coste e lungo il Mar Rosso.

Anche negli Emirati Arabi si sono fatti molti investimenti in questo senso, costruendo 8 impianti al costo di oltre 3, 2 miliardi e gestiti da una partnership di investitori esteri. Mentre nel Kuwait, noto per essere stato il primo paese a costruire un grande impianto, attualmente da quelli esistenti vengono generati 58, 3 milioni di piedi cubici; le sole “Kuwait Water Towers“, che servono la capitale “Kuwait City“, hanno una capacità di stoccaggio di 3, 6 piedi cubici.

Una nota dolente riguarda le scorie residue di queste lavorazioni; secondo uno studio commissionato dall’ONU nel 2018, per ogni litro di acqua desalinizzata c’è un residuo di 1, 5 litri di salamoia, ovvero a fronte di 95 milioni di metri cubi di acqua dolce prodotta, suddetti impianti producono anche 142 milioni di metri cubi di salamoia a concentrazione variabile; in un anno la salamoia prodotta sarebbe sufficiente a coprire mezza Italia sotto 30 centimetri di melma caustica, per darne un’idea. La gestione di queste scorie è costosa e incide circa del 33% sui costi operativi degli impianti. Accade così frequentemente che queste scorie attraverso acque reflue vengano riversate direttamente negli Oceani; ciò altera la salinità dell’acqua in prossimità delle coste e ne compromette l’habitat marino.

Queste scorie tuttavia se correttamente riutilizzate potrebbero anche diventare una miniera d’Oro, ad esempio per l’acqua coltura per irrigare piante tolleranti ai Sali; oppure si potrebbero recuperare questi Sali e altri elementi presenti in minore quantità come Manganese, Gesso, Potassio, Bromo, ecc per altri scopi.

Tutto dipende dal fatto se si vorrà gestire tutto ciò in base al solo profitto oppure anche per fini più umanitari. una nostra presa di coscienza anche verso tutto questo potrebbe fare la differenza, dunque buon approfondimento, per altre info iscriviti passando dal sito www.accademiaricercalaverita.net.

Buona Riflessione,

S. B.