Capitani….Buongiorno,
Oggi parliamo di ,
Come Ti Incatenano dalla “NASCITA”
Vi ricordate la scena del primo Matrix quando Morpheus mette Neo a conoscenza di quella realtà virtuale, quel programma creato al computer per tenere sotto controllo e intrappolare gli Esseri Umani inconsapevoli, dai quali le macchine ricavano l’energia per alimentarsi, usandoli quindi come pile? Ricordate la reazione di Neo, che rifiuta quella verità troppo dolorosa da accettare, e prima di sentire l’impulso irrefrenabile quanto irrazionale di fuggire, appare smarrito e confuso? Ecco, è proprio così che si sente colui il quale prende coscienza dell’inganno che nasconde il suo atto di nascita, e della condizione che ne deriva: spaesato, disorientato, perché gli viene a mancare il terreno sotto i piedi – è proprio il caso di dirlo –, perché capisce di non poggiare più sulla terra ferma, di non avere più punti di riferimento………quasi come un naufrago in balìa delle onde.
Eh, sì, tutto ciò ha a che fare con la Legge del Mare, in base alla quale chi è disperso nelle acque diventa proprietà di colui che lo ha trovato, se non viene rivendicato dal legittimo proprietario. E chi è che non ci ha “rivendicati” proprio all’atto della nostra venuta alla luce? Proprio i nostri creatori, che inconsapevolmente ci hanno consegnato in mani altrui – facendo loro acquisire diritti su di noi – per poi vedersi riconsegnare la loro creatura in qualità di custodi, per la sua cura e il suo mantenimento.
Il bimbo è quindi trattato come un pacco, che passa dalle mani dell’ostetrica e dell’ufficiale medico a quelle dell’ufficiale d’anagrafe per il tramite del genitore – mai nominato tale – che diventa “il dichiarante” in quel contratto rappresentato dall’atto di nascita: è come se egli dichiarasse di aver trovato il bambino, partorito DA… (la madre non appare come tale ma come “puerpera”- la preposizione di moto da luogo sta semplicemente ad indicare la provenienza), cedendo poi il “bene” (che verrà prontamente dotato di codice a barre – il CODICE FISCALE – da parte dell’Agenzia delle Entrate) allo Stato; questo “Stato” non è altro che una corporazione privata, una S.p.A. iscritta come la maggior parte degli altri Stati alla SEC – Security and Exchange Commission, ente internazionale con sede a Washington D.C., al pari di altre aziende come la Coca Cola, per intenderci. L’”Italy Republic of” – il nome con cui il nostro Stato è iscritto – esiste come tale dal 1934 ed è quotata in borsa: le sue “garanzie” sono i cittadini.
Qui il quadro comincia a farsi più chiaro, paradossalmente tingendosi di tinte sempre più fosche.
Tornando alla “presa in carico” della merce, rappresentata dallo sventurato neonato, il “disponente” (l’ufficiale d’anagrafe) una volta trascritte le generalità del dichiarante, della puerpera e del “pacco”, diventa l’“amministratore” di quel trust, al fine di concludere l’atto sugellandolo con la sua firma e quella del dichiarante: in quel preciso momento il creatore condanna suo figlio, sangue del suo sangue, ad un’esistenza di schiavitù. Quell’atto, quel contratto, quel trust, il cui “beneficiario” (denominazione alquanto beffarda) è il malcapitato, rappresenta infatti la prima di una lunga serie di catene, il primo di una lunga serie di inganni che caratterizzano la vita di un cittadino.
Primo inganno: la dicitura “NATO”, che non fa distinzione di sesso, semplicemente perché in quel momento nasce il documento. La nascita vera e propria avviene nel grembo della madre in un momento imprecisato, normalmente intorno ai nove mesi prima della venuta alla luce. E con l’atto di nascita inizia l’incastro delle finzioni giuridiche: il bimbo viene registrato con COGNOME e NOME tutto scritto maiuscolo, che identificherà il debitore, colui che sarà condannato a pagare……bollette, tasse e quant’altro, mentre per pagare le conseguenze civili e penali di sue eventuali azioni lesive di norme di legge ci sarà l’altro “fratello stupido”, la persona fisica, contrassegnata da COGNOME maiuscolo e Nome in alternato.
E quanto vale questo schiavo per lo Stato? Un mucchio di soldi: ben due milioni e mezzo di dollari, emessi dalla Federal Reserve (sul come e perché del suo ruolo ci sarebbe da aprire un capitolo a parte) sotto forma di BOND, cioè di un’obbligazione, a garanzia che tali soldi verranno restituiti grazie al ruolo che svolgerà il cittadino nella vita del Paese, attraverso il conseguimento di titoli di studio, il lavoro, il matrimonio e tutti i contratti che verranno da esso posti in essere, perché la vita del cittadino non è altro che un susseguirsi di contratti regolati dal Codice Civile, contratti che fanno crescere il valore di quel bond nel tempo. Ma, ahimé, il cittadino non vedrà che una piccola parte di quei soldi, e solo al momento di andare in pensione (sempre che ci arrivi). Ed è a quel punto che si svelerà l’inganno, per chi lo vorrà comprendere: perché in quel momento ci viene richiesta prova della nostra Esistenza In Vita? Forse perché siamo sempre stati dispersi in mare?
Ma “grazie” alla creazione dei CAF questo passaggio cruciale finisce per essere inosservato. E’ l’ennesima prova di come il sistema perpetui l’inganno, inducendo il cittadino a delegare la responsabilità di gestire la propria esistenza. In questo caso, attraverso una firma inconsapevolmente deleghiamo al CAF di turno la richiesta al comune di appartenenza di un documento per noi così fondamentale: l’Esistenza In Vita, e questo sulla base di una legge – essenziale da conoscere per l’Essere Umano che vuole affermarsi come tale: la legge n. 445 del 28 dicembre 2000. Quel documento decade dopo tre mesi, permettendo nel frattempo allo Stato di prelevare da quel bond i soldi necessari per pagarci la pensione, in pratica le briciole di quanto siamo titolari…….. doppiamente raggirati, perché i famosi contributi pagati per una vita sono stati già spesi: vengono spesi nel momento in cui entrano nelle casse dello Stato.
Da quanto fin qui esposto, risulta chiaro come materialmente l’atto di nascita ci renda schiavi e debitori, ma le implicazioni energetiche e spirituali sono di gran lunga preponderanti. E qui torniamo all’immagine del film “Matrix” che ho utilizzato per aprire l’articolo. In ballo c’è l’energia del nostro contenitore, l’energia della creazione, che nello scenario attuale vediamo sotto attacco su vari piani, un attacco portato principalmente da chi, nell’immaginario collettivo, sarebbe al di sopra di ogni sospetto, un fuoco incrociato di spada spirituale e spada temporale – con la regia della prima – che mira a far tabula rasa di tutto ciò che è andato finora sotto il nome di “Umanità”: la distruzione dell’identità, a partire da quella culturale, di popolo, per proseguire con l’identità di genere ed arrivare a quella di Essere Umano, preparata attraverso decenni e decenni di false battaglie ideologiche e di false bandiere, in un mondo sempre più globalizzato e uniformato, ma sempre più diviso, disgregato, lacerato, in cui democrazia e tecnologia hanno condizionato le menti al punto da cancellare qualsiasi capacità critica e di reazione.
E soprattutto non sembra esserci più passaggio di energia tra i creatori e le loro creature. L’amministrazione del “bene” passa attraverso l’educazione, l’indottrinamento necessario per mantenerlo nell’ignoranza, cioè mantenerlo tale: una merce. A scuola qualcuno ci ha forse mai insegnato cosa vogliano dire le diverse grafie con cui veniamo contrassegnati e con cui potremmo contrassegnarci noi: nome e cognome minuscolo, in rosso, in qualità di Essere Umano Vivo e Vivente? Certo che no. E i creatori, generazione dopo generazione, sempre più presi da una vita costantemente sempre più frenetica e da distrazioni create ad arte dal sistema, hanno delegato in misura sempre maggiore l’educazione e l’intrattenimento delle proprie creature ad altre figure, ad estranei, secondo schemi e modelli fabbricati appositamente per formattare le menti in modo irreversibile.
Errare è umano, perseverare è diabolico. Questo proverbio si addice a chi inconsapevolmente ha reso schiavo il proprio figlio iscrivendolo all’anagrafe, ma è poi venuto a conoscenza dell’inganno e del fatto che fino al compimento del settimo anno di età – anno di inizio ufficiale del percorso scolastico – esiste la possibilitàò di rimediare, riprendendosi le proprie creature, che fino a quel momento non hanno subìto la necessità di essere identificate tramite un documento, anche se lo Stato ha cominciato a fare capolino nelle sua vite con i richiami per le vaccinazioni, tanto per sondare il comportamento dei genitori.
Acquisire consapevolezza vuol dire anche sapere che per un genitore esiste sì per legge l’obbligo di istruire la propria prole, ma non quello di mandarla a scuola, così come vuol dire capire l’inganno che deriva dall’iscrizione all’anagrafe (anch’essa non obbligatoria) in termini di benefit e bonus vari, capirne l’illusorietà. Il gioco non vale la candela, i veri benefici sono altri: un Essere Umano svincolato dalla catena dell’atto di nascita non subirà mai l’imposizione di altre catene, né potrà subire attacchi al suo contenitore, ma sarà LIBERO.
Il creatore che, conoscendo tutto ciò, non fa comunque nulla per tirare fuori la sua creatura dalle acque e rivendicarla come propria fin tanto che ne ha la possibilità, diventa complice dello Stato, così come complice dello Stato è chi in età adulta, pur percependo la perversione del sistema e la propria condizione di schiavo, pur apprendendo che vi è la via d’uscita della Legale Rappresentanza, che ti fa acquisire quella personalità giuridica – corrispondente alla grafia Nome e Cognome in alternato, che ti permette di dialogare con qualsiasi ente, in qualità di soggetto di diritto internazionale con propria giurisdizione – sceglie di rimanere ancorato a quell’atto di nascita, ai falsi privilegi e alle apparenti agevolazioni e semplificazioni che esso comporta, accettando le regole di un gioco costituito da maschere.
E’ un gioco basato sulle consuetudini e soprattutto sulle credenze, sul passaparola, e sui condizionamenti della comunità, non sull’informazione e la conoscenza delle leggi: ad esempio, nessuno può toglierti i figli se non li mandi a scuola.
E’ un gioco sottile di ricatti, attraverso i quali si vengono a creare – perché noi lo permettiamo – sempre più catene, sempre più vincoli, e soprattutto sempre più PAURE, prima fra tutte quella di camminare da soli, di agire da soli, di prendersi le proprie responsabilità con tutto quello che ne consegue.
Preferiamo quindi delegare, vivendo più tranquilli, nella nostra prigione dorata.
S. M.

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