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“A Carnevale ogni scherzo vale”

Tradizionalmente in Italia, il Carnevale, si festeggia dal giorno successivo all’Epifania al martedì che precede il mercoledì delle ceneri che da inizio al periodo di Quaresima. Il culmine del periodo carnevalesco va dal giovedì precedente detto giovedì grasso al martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale.

Come per il Natale anche questa festività è particolarmente amata da grandi e piccini per via delle feste in maschera, la simpatica abitudine di organizzare scherzetti agli amici e, in tutta Italia, secondo le tradizioni locali, di mangiare buonissimi e tipici dolci carnevaleschi come: chiacchiere, bugie, graffe, cicerchiata, castagnole, ravioli dolci, frittelle sono solo le più famose e con nome che variano da regione a regione ma con un solo scopo l’allegria di festeggiare tutti insieme. Certo questo periodo non è propizio per assembramenti ed esuberanze ravvicinate e le maestranze comunali, se vorranno mantenere viva questa festività, dovranno ricorrere a molta fantasia per giostrarsi fra le tante e psicopatiche limitazioni.

Ma cos’è il Carnevale, qual è il suo significato e quali sono le sue origini?

L’etimologia del carnevale pare derivare dal latino “carnem levare” (togliere la carne) a significare l’usanza nel martedì grasso di banchettare e di finire la carne in dispensa, visto che nel periodo di Quaresima non si poteva mangiare carne. Almeno così era alle origini del Carnevale, quanto le festività religiose erano meno “commerciali” e globalizzate. Come per altre festività cattoliche, le origini del Carnevale sono molto più antiche e risalgono al periodo pre-cristiano e quindi pagano. Il Cristianesimo, fin da subito, per imporsi sui riti antichi ed ancestrali e sulle credenze di quei popoli devoti ad un mondo divino popolato da molte divinità, tendeva a sovrapporre le proprie festività a quelle preesistenti, accogliendole e allo stesso tempo trasformandole. Nel medioevo infatti, la Chiesa Cattolica vietava o quantomeno non vedeva di buon occhio gli eccessi del carnevale delle epoche antiche perché erano propri di un mondo, quello pagano, che si voleva superare. Altre ipotesi fanno derivare la parola “carnevale” dal latino “carnualia” (“giochi di campagna”), o addirittura da “carrus navalis” (“nave su ruote” che da l’idea, tra le altre cose, dei carri mascherati).

Possiamo riconoscere i caratteri del Carnevale nelle antiche feste “dionisiache” greche dedicate a Dioniso o alle feste dei “saturnali” romani che celebrate in onore di Saturno in occasione del solstizio d’inverno e quindi attorno al 21 dicembre. Entrambe le festività erano pensate come occasione di coesione sociale a tal punto che in Grecia venivano fermati i procedimenti penali e addirittura liberati i prigionieri perché prendessero parte ai festeggiamenti. Gli abiti e le maschere del Carnevale avevano la funzione di cancellare per un giorno identità e ruolo sociale, e confondere gli spazi e i tempi della storia. In quel giorno i potenti permettevano a chi potente non era di inscenare una giocosa rivolta contro l’ordine costituito, di celebrare, con l’albero della cuccagna e con i carri, un rito di scongiuro contro la fame e la miseria, di salutare l’arrivo imminente della primavera. Erano giorni in cui si annullavano le gerarchie ma, terminati i quali, l’ordine riemergeva rinnovato e tornava a farsi valere fino al carnevale successivo. Ai tempi dell’Antica Roma, la festa in onore della dea egizia Iside, che si diffuse in tutto l’Impero Romano, prevedeva la presenza di gruppi e cortei mascherati. Nella festività denominata “Equirria”, in onore di Marte, e celebrata tra il 27 febbraio ed il 14 marzo, avvenivano delle corse di carri mentre l’anno vecchio era simboleggiato dal personaggio di Mamurio Veturio, un uomo coperto da pelli di capra portato in processione e colpito da alcune bacchette. In suo onore veniva celebrata la festa del Mamuralia il 14 o 15 marzo.

Protagoniste assolute del Carnevale, neanche a dirlo, sono le maschere e ogni regione italiana ha le sue maschere tipiche, in parte originate dalla commedia dell’arte . Proprio in Veneto, e precisamente a Padova, fu fondata la prima compagnia di comici di professione del mondo (25 febbraio 1545). Il Carnevale è una festa popolare e quindi ogni comunità locale, o quasi, ha il proprio Carnevale o quantomeno in ogni territorio si organizzano eventi e feste in questo periodo dell’anno. Solo alcuni di questi però hanno assunto nel corso degli anni una rilevanza tale da andare oltre la dimensione locale per diventare vere e proprie attrazioni anche per i turisti.

I più celebri sono:

Il Carnevale di Venezia che è considerato uno degli eventi più importanti del Veneto, il Carnevale ha incontrato a Venezia la location perfetta per esprimere a 360° il proprio spirito dedito al gioco e all’abbattimento delle barriere sociali. Attirando a Venezia turisti da tutto il mondo, il Carnevale trasforma ogni anno la città in un cocktail di festa e divertimento dove si susseguono appuntamenti di spettacolo, gastronomia, musica e rappresentazioni teatrali. Tra le maschere di Venezia, la Bauta (con accento sulla u) è una delle più conosciute ed utilizzate, impiegata sia nei festeggiamenti del Carnevale che in altri ambiti, grazie alla sua semplicità e versatilità. L’origine della Bauta si perde nel tempo: l’uso di questa maschera, da parte di uomini e donne, si è intensificato a partire dal XVIII secolo e continua anche nel Carnevale moderno. La Bauta di Venezia può essere distinta in: la Bauta maschera o Larva (dal latino: ‘fantasma’ o ‘maschera’), una semplice maschera che cela il viso ma permette di bere e mangiare, e la Bauta costume formata da un mantello, o tabarro, di colore scuro, un cappello a tricorno nero e la Larva. Tra le diverse occasioni per indossare la Bauta, il Carnevale di Venezia ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Usata spesso anche a teatro e nelle feste, la bauta veneziana veniva portata anche nella vita quotidiana, per corteggiare o essere corteggiati in reciproco anonimato.

Il Carnevale di Viareggio, che ogni anno affascina il pubblico che annovera i carri allegorici più grandi e famosi del mondo. Ad ogni sfilata assistono circa 200mila spettatori. Tutti ammaliati dal gigantismo delle costruzioni, dalla loro comicità, dalla loro attualità. Al Carnevale, Viareggio, ha dedicato la Cittadella, un complesso architettonico interamente dedicato alla creazione e alla conservazione della festa più folle dell’anno. Inoltre Su una gigantesca piazza ellittica; arena per grandi spettacoli all’aperto in estate, si affacciano sedici hangar-laboratori in cui i costruttori forgiano le loro maschere frutto delle loro idee ed intuizioni. Qui vengono creati i giganteschi carri. Due i Musei: uno dedicato alla storia dei carri del Carnevale e l’altro al Premio Carnevalotto. Una preziosa collezione di opere d’arte di grandi firme contemporanee ispirate al Carnevale di Viareggio.

Il Carnevale di Ivrea, che inizia il 6 gennaio, con la tradizionale prima uscita di pifferi e tamburi, un evento unico in cui storia e leggenda si intrecciano per dar vita a una serie di eventi, celebrazioni e rappresentazioni dal forte valore simbolico: una grande Festa Civica popolare durante la quale la comunità di Ivrea celebra la propria capacità di autodeterminazione così da far rivivere lo spirito dello Storico Carnevale. Infatti fulcro della rappresentazione è la rievocazione di un episodio di liberazione dalla tirannide: Violetta, figlia di un mugnaio, per non sottostare allo ius primae noctis uccide il Marchese di Monferrato, tiranno che affamava la città, accendendo così la rivolta popolare. La celeberrima Battaglia delle Arance rievoca proprio questa rivolta: il popolo è rappresentato da squadre di aranceri a piedi che combattono sprovvisti di qualsiasi protezione contro aranceri su carri trainati da cavalli che indossano protezioni e maschere di cuoio. Tirare le arance ha dunque un forte significato simbolico. L’ardore in battaglia, la correttezza nel tiro e la qualità degli allestimenti e, per i carri, i finimenti dei cavalli, sono gli elementi che concorrono a definire la classifica delle squadre a piedi e dei carri da getto.

In segno di partecipazione alla festa tutti i cittadini ed i visitatori, a partire dal Giovedì Grasso, su ordinanza del Generale, scendono in strada indossando il classico Berretto Frigio, un cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta e quindi l’aspirazione alla libertà, come fu per i protagonisti della Rivoluzione Francese.

Il Carnevale di Cento in provincia di Ferrara, conosciuto come il Carnevale d’Europa, è tra i più antichi carnevali europei, ed è l’unico ad essere gemellato con quello di Rio de Janeiro. I carri allegorici sono considerati delle vere e proprie opere d’arte e vengono realizzati durante tutto l’inverno dalle numerose Associazioni carnevalesche presenti sul territorio, ognuna delle quali svilupperà un proprio tema. Ogni associazione è composta da circa 500-600 persone, alcune di queste restano sul carro a fare da scenografia, mentre la parte più numerosa precede il carro percorrendo le vie di Cento. I carri allegorici richiedono un lungo e puntiglioso lavoro; si tratta, infatti, di monumenti realizzati in cartapesta e dotati di complessi marchingegni meccanici e idraulici, che competono per conquistare il 1° premio del carnevale. Al carro allegorico vincitore viene offerta la possibilità di partecipare al Carnevale di Rio de Janeiro.

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