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Il culto di Saturno: Attraverso le civiltà

Se ti sei perso la prima parte puoi trovarla a questo link: Il culto di Saturno parte 1.

La figura di Saturno è presente con nomi diversi in cviltà sparse per tutto il pianeta:esse fanno riferimento ad un unico, seppur poliedrico, archetipo, collegato al pianeta Saturno, il Sole Nero che preesisteva al Sole (vedi la prima parte nel precedente articolo).

In sumero, Saturno, veniva chiamato Kayamànu, che significa: il lento.

In accadico, invece, lo si chiamava Ninurta. Sembra tuttavia che Ninurta fosse più spesso assimilato ai principi e alle qualità di Nabu (Mercurio), che i Mesopotamici soprannominavano shihtu, cioè “colui che si alza”.

In Mesopotamia esiste quindi una distinzione molto netta tra kayamànu, Saturno, che è dunque una rappresentazione dell’astro e il dio o gli dei che ad esso corrispondono, diversamente dalla Grecia, come vedremo. Ninurta era il primogenito di Enlil, dio dell’aria e della Terra, facente parte della trinità suprema degli dei, assieme ad Anu, il padre degli dei, ed Enki, dio degli inferi.

Una leggenda vuole che Ninurta fu chiamato dalla madre per combattere Anzu, il dio-uccello, messaggero tra Enlil e gli altri dei dei, che aveva usurpato il potere di Enlil. In questo racconto si intravede l’origine del racconto di SATana, angelo decaduto.

In Egitto fatta eccezione per il culto presolare del re Ptah, non esiste un dio che impersoni perfettamente Saturno così come viene rappresentato nello zodiaco.

Ciò è abbastanza normale dato che l’astrologia non nacque in Egitto, ma in Mesopotamia ed esercitò più tardi una grande influenza sulla mentalità e sulla cultura greca tramite i Caldei.

Tuttavia, gli dei SETh e Thot presentano alcune analogie con SATurno: SETh, perché combatte Apophis, il grande serpente della notte e va ad aiutare il dio degli dei d’Egitto, Rà, che può rinascere ogni mattino grazie a lui.

In questa leggenda si ritrovano numerosi punti in comune con quella di Ninurta, Anzù e Thot, perché è certamente un dio lunare, ma anche il maestro del tempo, del calendario e del sapere, tutte qualità che ben si accordano a Saturno.

Il che non esclude che Thot presenti anche molte corrispondenze con Mercurio, come d’altronde anche Ninurta.

In Egitto era inoltre diffusa la dualità Horus (visto come il sole che sorge) – Seth (il sole che tramonta). Gli indizi ci fanno pensare che Mosè fosse un sacerdote di Seth dissidente all’autorità degli altri sacerdoti: che anticamente la stirpe di Mosè adorasse Seth lo si può evincere tuttora dall’abito talare nero giunto intatto sino ad oggi fra i preti della chiesa.

Infatti, mentre le fraternità solari come gli Esseni ed i Nazareni indossavano il bianco, i sacerdoti di Set/Seth/Saturno/Sata indossavano tuniche nere; da qui, il vestito nero dei chierici cattolici, ebraici e mussulmani odierni.

Nel mito greco Saturno invece è associato a Crono, un titano, appartenente alle divinità preolimpiche.

Urano, Dio del cielo, ogni notte si univa alla sua sposa Gea, la Terra, fecondandola, però non voleva figli per cui li nascondeva in grotte e caverne impedendo loro di vedere la luce.

Gea non tollerava più di vedere i suoi figli rinchiusi nelle sue grotte così decise di vendicarsi e ne parlò con loro. Il più giovane tra questi, Crono, giurò vendetta e una notte, quando Urano si avvicinò a Gea per unirsi a lei, Crono uscì dal nascondiglio e lo evirò con la falce donatagli dalla madre.
Cronos, il più giovane dei Titani, figli degli Dei, spodestato dal suo trono suo padre Urano, Dio del cielo, sposò la sorella Rea, una divinità della terra come la madre, e dalla loro unione nacque la prima generazione degli Dei dell’Olimpo: Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone e in ultimo Zeus.
Un giorno però un oracolo gli predisse che avrebbe subito la stessa sorte del padre, Crono decise allora di ingoiare tutti i suoi figli, divorandoli. Rea, prima di partorire Zeus, chiese aiuto ai genitori Urano e Gea per salvare questo figlio, che le consigliarono di avvolgere una pietra con delle fasce e consegnarla a Crono.

Questi, che non distingueva la pietra dalla carne, lo divorò convinto di essersene sbarazzato.

Zeus viene allevato a Creta dalle ninfe e allattato dalla CAPRA Amaltea (torneremo in seguito sulla figura della capra) e una volta cresciuto riuscì a far risputare al padre tutti i figli che aveva trangugiato, e insieme a loro gli dichiarò guerra.

Dopo dieci anni Zeus, aiutato dai fratelli, dai Giganti e dagli Ecatonchiri, vinse. Così Crono e tutti i suoi fratelli Titani furono incatenati nel Tartaro, mentre Zeus pose il suo trono sull’Olimpo.

Terminò così la lotta dei figli contro i padri, forse immagine del capobranco maschio più giovane che spodesta il capobranco padre, ormai più vecchio e debole.

Cronos è anche il tempo, che genera e divora, cioè che fa morire le sue creature, ma è anche generatore fecondando Rea, la Terra, ed è pure il sovrano della mitica Età dell’Oro, la prima era che vuole la felicità e la pace dei suoi sudditi ma non concepisce il cambiamento.

La prima era è inconsapevole e beata, perchè, l’uomo, vivendo come gli animali, non conosce la morte. O almeno così pensa l’uomo.

Crono trascorse un lungo periodo di isolamento e tristezza, al termine del quale, secondo un’antichissima tradizione orfica, padre e figlio si riconciliarono e Crono pose la sua sede nell’Isola dei Beati. Qui si trasformò in un re buono, dedito alla prosperità del suo regno, un Dio dell’agricoltura che governava con saggezza.

Quando Crono regnava nei cieli, testimonia Esiodo, gli uomini vivevano come gli dei: era l’antica età dell’oro…

In questo mito emergono le caratteristiche del pianeta/divinità. Il fatto che appartenga alla generazione di dei precedenti quelli olimpici avvalora il concetto di culto presolare visto nella prima parte. La prima fase della storia, in cui Crono evira il padre, esprime i valori della società patriarcale in cui il figlio deve combattere contro un padre autoritario che detiene il potere per conquistare la propria individualità. Questa fase esprime il bisogno di avere e di affermare, senza intrusioni, un potere materiale per giungere a una posizione di dominio. Nella seconda fase, invece, Crono è Signore dell’Età dell’Oro, in cui lui regna su un mondo di pace, di concordia e di modestia, lontano da ambizioni personali, rispettando le leggi universali.

Veniamo ora alle civiltà italiche preromane. Il nome di Saturno sembra derivi dalla radice indoeuropea SAT, ciò che produce, che dà vita, che feconda.

Secondo la leggenda avrebbe regnato nella mitica età dell’oro, quando era sempre primavera, vi era abbondanza di ogni frutti della Terra, uomini e Dei vivevano insieme, non v’era necessità di lavorare nè c’erano le guerre.

E’ il giardino dell’Eden, dove gli uomini vivono con Dio finchè non vengono cacciati con infamia.

La moglie di Saturno, Opi, cioè Opima, abbondante, ricca, Dea del raccolto, divenne l’equivalente di Rea. Saturno era il padre, fra gli altri, di Cerere, Giove, Nettuno e Plutone, nonchè “Picus”, il primo re del Lazio. In Italia Saturno è il re della mitica Età dell’Oro, benevolo, protettore dell’agricoltura e costruttore di città, un eroe civilizzatore. Non solo, un mito racconta che Saturno incatenato giaccia nel profondo del Lazio, rinchiuso in una tomba. Chi riuscirà a trovarlo otterrà il seme d’oro di cui il Dio è custode. Poi Saturno venne nuovamente scacciato da Giove che lo esiliò su un’isola deserta dove vive in una sorta di vita nella morte, avvolto in lini funerari, fino a quando non verrà il tempo del suo risveglio. Allora egli rinascerà come bambino ed avverrà la restaurazione dell’Età dell’Oro.

Anche qui vediamo coesistere il duplice aspetto vita/abbondanza contro Morte/penuria, e ritorna il tema dell’età dell’oro e di quella concezione ciclica del tempo, secondo cui si succedono fasi di splendore e poi di progressivo declino per poi ritornare ad un nuovo inizio.

Facciamo un altro salto nel tempo ed arriviamo a Roma: prima delle influenze della cultura greca, Roma aveva sue divinità, dette numina, cioè “potenze”, senza forma e senza miti (o forse siamo noi che non li conosciamo).

I numina più importanti erano i Lari ed i Penati, e Saturno era uno dei numina che proteggeva campi e sementi, mentre sua moglie Opi proteggeva il raccolto. Sotto l’influenza greca Saturno venne associato al greco Crono.

Secondo il mito romano, quando il Dio fu spodestato dal figlio Giove (ndr. Zeus), fu esiliato in Ausonia, cioè nel suolo italico e, accolto dal Dio Giano, avrebbe fondato le mitiche città saturnie.

Insegnò l’agricoltura alle genti del luogo portando pace e giustizia. Per i suoi molti meriti avrebbe ricevuto una parte del regno di Giano, cui conferì anche il dono della preveggenza.

Saturno resterà l’unico a regnare dopo la morte e la divinizzazione di Giano, ed ebbe la sua dimora in Campidoglio e c’era un tempio in cui la sua statua era avvolta in catene perché i Romani non volevano che lasciasse mai Roma, oppure perché si ricordava così il periodo in cui Zeus lo aveva imprigionato.

A Roma Saturno veniva celebrato durante i Saturnalia, una festa che durava dal 17 al 23 dicembre, nel periodo del solstzio d’inverno, in cui il sole muore e rinasce.

I Saturnali, ovvero i Saturnalia, sono una delle feste più antiche del calendario festivo romano. Si festeggiavano durante il riposo dai lavori agricoli e rappresentavano quindi la temporanea liberazione dalle fatiche del lavoro, dalle costrizioni sociali e dalle convenzioni morali.
La festa, serviva anche ad augurare la fecondità della terra e celebravano anche l’epoca primordiale in cui si riteneva che la proprietà delle terre e dei beni fosse comune e che non esistessero né il lavoro né i conflitti sociali né la guerra.

Durante i Saturnali l’autorità ed il potere dei padroni sugli schiavi era temporaneamente sospesa: questi cambiavano i loro abiti con quelli dei loro signori ed eleggevano un loro Re per le feste, il Saturnalicius princepsche presiedeva ad un grande banchetto in cui il signore serviva a tavola i suoi schiavi.

Anche nella Roma antica, per far stare buoni gli schiavi, era sufficiente farli divertire e sentire importanti una volta all’anno…

L’ultima civiltà che andiamo a scoprire è quella ellenica, dalla Grecia al Mediterraneo, Magna Grecia, successiva a quella della Grecia antica. Qui SATurno era rappresentato come SATiro, creatura dal copo caprino e il volto umano, dotato di corna, da cui il successivo accostamento al culto e all’immagine del dio Pan. Questo è dovuto anche al fatto che il pianeta è associato al segno del capricorno, il cui emblema è un capro.

Nel medioevo Pan e i suoi aspetti vennero demonizzati dal Cristianesimo, tanto che nei secoli successivi il diavolo nella cultura occidentale assunse i tratti di questa antica divinità: corna, zampe caprine, barba a punta.

Termina qui il nostro excursus attraverso le civiltà antiche, alla scoperta di questo dio tanto multisfaccettato quanto ricco di implicazioni nel presente, a partire dalle religioni monoteiste fino alle gerarchie che reggono i fili del sistema…

Nella terza edultima parte uniremo i puntini per comprendere a fondo simbologie ed implicazioni che questo culto porta con se nella realtà (o gioco) odierna.

Buona riflessione…

F. B.