Capitani… buongiorno…

Oggi parliamo di…

LA DUBBIA, P. 2

Nel primo articolo abbiamo visto la creazione di terra, piante, esseri viventi, uomo e donna, fermandoci appena prima della nascita di Caino ed Abele. Oggi vedremo che l’odore della carne ha determinato la preferenza di d’Io nei confronti di Abele, per poi proseguire fino al diluvio.

Proprio come nell’articolo precedente, anche in questo caso vorrei iniziare con la citazione di un video di Biglino, l’Essere Umano che introdurrà uno dei punti più curiosi dell’analisi di oggi.

 

“La Dubbia ci parla di coloro che ci hanno creato, di coloro che ci hanno formati a loro immagine e somiglianza, ce ne dà delle descrizioni (…) e ci racconta anche alcune cose particolari: questa volta ne vediamo una particolarissima di cui veramente non si parla mai, assolutamente, oppure (…) se ne danno delle interpretazioni di ordine teologico spiritualista, ma vedremo che forse le cose non stanno così (…). Questi Elohim amavano annusare odori particolari: la Dubbia in diverse parti ci racconta di come questi fossero precisi nell’indicare agli uomini in quale modo produrre questi odori, produrre questi aromi (…). Questi aromi li definisce (…) aromi calmanti, tranquillizzanti e sappiamo che uno degli aromi preferiti da questi signori era l’odore della carne bruciata, tant’è che uno dei primi cosiddetti rituali (…) era quello di bruciare completamente una vittima, un agnello, un capretto, un vitello (…) all’interno del Tempio ogni volta che un Elohim entrava nelle parti più interne (…). Si potrebbe dire: ma che cosa significa? Ed in effetti è difficile trovare un significato (…): la risposta ci arriva dagli astronauti della Nasa (…); tutti gli astronauti, ripeto, soprattutto quelli che escono nello Spazio, dicono che lo Spazio ha un odore preciso, che è l’odore della carne alla griglia (…). Questi Elohim (…) possiamo supporre che avessero una sorta di necessità, di bisogno o di piacere di risentire quell’odore preciso che è l’odore che identifica lo Spazio vuoto, cioè l’odore della carne interamente bruciata su una griglia, su un fuoco (…). La Nasa stessa ha commissionato ad una importante industria profumiera (…) l’essenza che riproduca, che rifaccia esattamente l’odore della carne grigliata e la usano per addestrare gli astronauti che si devono preparare a fare le cosiddette passeggiate nello Spazio (…). Gli Elohim erano (…) degli individui in carne ed ossa provenienti da altri mondi con delle loro esigenze specifiche (…) ”.

(Cit. Mauro Biglino).

Bene, tutta questa prefazione proprio per introdurre la nascita di Caino ed Abele, ma cosa c’entrano loro con questa storia della carne? La Dubbia ci spiega come siano nati i due fratelli, Abele il pastore e Caino l’agricoltore. Lo sfortunato Caino offrì a d’Io frutti del suolo, cioè quello che lui aveva a disposizione, ed Abele fece altrettanto con i primogeniti del suo gregge, e proprio la Dubbia ci dice chiaramente che d’Io “gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta”. Caino rimase turbato ed amareggiato da questa preferenza, che però si spiega così bene alla luce di quanto illustrato da Biglino, e dopo una breve chiacchierata con d’Io, dove viene sgridato per la sua reazione, porta il fratello nei campi e lo uccide. Alla domanda di d’Io (che ancora una volta non si dimostra molto onnisciente dato che deve interrogare Caino per sapere dov’è il fratello) questi sostiene di non saperlo ma d’Io lo punisce per l’atto commesso, allontanandolo dal luogo in cui viveva ed apponendogli un segno affinchè nessuno lo uccidesse, pena una vendetta sette volte maggiore

“Ora Caino si unì alla moglie”… no, scusate, quale moglie? Da dove arriva una nuova donna se Adamo, Eva e Caino sono gli unici tre che sono stati creati? Da ovunque sia arrivata, comincia la stirpe di Caino con Enoch, a cui il padre dedica una città appena costruita, e tutti i discendenti di Enoch. Uno dei pronipoti, Lamech, si prese due mogli (altre donne apparse da non si sa dove) che diedero vita ai vari patriarchi, e questo Lamech è quello che ammette di aver ucciso un uomo ed un ragazzo, sostenendo che ogni torto a lui diretto verrà punito 77 volte. Cioè come se d’Io dicesse: hai ucciso, ed io ti vendicherò 7 o 77 volte se qualcuno ti toccherà… ma d’Io non dovrebbe essere quello che poi comanderà di non uccidere? Vedremo!

Adamo ed Eva ebbero un altro figlio, Set. Poche righe dopo viene spiegato che Adamo ebbe questo terzo figlio all’età di 130 anni, visse ancora 800 anni dopo questa nascita e generò figli e figlie. Set a sua volta aveva 105 anni quando generò il primogenito, e ci viene detto che visse 912 anni. Continua l’elenco dei discendenti di Adamo: Enoch figlio di Iared è l’unico di cui non si dice che morì: “Enoch camminò con d’Io e non fu più perché d’Io l’aveva preso”.

Ora c’è un passaggio che è in totale contrasto con l’idea precedente della creazione: testualmente riporta che “i figli di d’Io videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero”. D’Io a questo punto dice che il suo spirito non resterà nell’uomo (cosa intende?) e che questi vivrà 120 anni.

Mi tornano alla mente le parole di Biglino, quando racconta che gli Elohim apportavano il loro patrimonio genetico unendosi con le figlie degli uomini, e che questo permetteva alle discendenze generate da queste unioni di vivere per diversi secoli; forse i figli di d’Io sopra citati non erano i figli di Adamo ed Eva, ma quelli generati dall’unione tra d’Io e le donne… questa ipotesi spiega sicuramente meglio la frase che ho citato prima.

Dopo un veloce accenno ai giganti, sembra che d’Io veda grande malvagità sulla Terra e manifesta la volontà di sterminare gli uomini che ha creato, con il bestiame, i rettili e gli uccelli, pentito della sua creazione, anche se mi rimane da capire cosa c’entrano le bestie con la malvagità dell’uomo, comunque salta fuori Noè che trova grazia agli occhi di d’Io: un uomo “giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con d’Io”. D’Io allora dice a Noè che distruggerà ogni uomo e la terra che ha creato, lo incarica di costruire un’arca di dimensioni ben precise. Gli descrive il diluvio che sta per far abbattere sulla terra e dice che lui dovrà invece salire sull’arca con la moglie, i figli e le mogli dei figli, insieme a due esseri viventi per specie, maschio e femmina ed il cibo per tutti. Ah, no, poche righe dopo c’è una correzione da parte di d’Io: dice che gli animali “mondi” saranno a 7 paia (gli piace il 7, a quanto pare!), quelli non mondi un paio. Diluvio per 40 giorni e 40 notti, tutti gli esseri viventi sono sterminati dalla punizione di d’Io: “essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca. Le acque restarono alte sopra la terra 150 giorni”.

Noè manda qualche volta un corvo a vedere se le acque si sono ritirate, poi manda alcune volte una colomba, finchè questa non tornò più: tana libera tutti, scendono dall’arca e tutti gli animali si disperdono per la terra. Noè crea un altare ed offrì sacrifici per d’Io, che “ne odorò la soave fragranza”: questo lo calma, portandolo a decidere di non maledire più la terra e di lasciare che i mesi, le stagioni, i giorni e le notti si susseguano. D’Io pone Noè e la sua discendenza al comando delle bestie, dicendo che possono mangiare anche gli esseri che si muovono e che hanno vita, ma senza consumarne il sangue. Poi dice che chi uccide verrà ucciso, e che l’alleanza tra lui e la discendenza di Noè verrà ricordata grazie ad un Arco che d’Io pone sopra le nubi.

Qui accade una cosa strana: Canaan, uno dei nipoti di Noè, viene maledetto dal nonno perché il padre Cam aveva guardato Noè mentre era nudo ed ubriaco; inizia la lunga lista dei discendenti di Noè, tra cui apparirà Abramo…

Fermiamoci, proseguiremo nel prossimo articolo con Babele e la presunta divisione dei popoli, per proseguire appunto con Abramo.

Ai prossimi appunti, capitani!

C.M.B.