Capitani… buongiorno…

Oggi parliamo di…

DUBBIA, PARTE 6

Nel precedente articolo pubblicato nel giornale dell’Accademia abbiamo visto di nuovo all’opera Abramo fino alla sua morte.

Come vedrete, questo articolo sarà un po’ diverso dal solito, perché non avremo la citazione dell’Essere Umano Mauro Biglino: ci limiteremo ad andare avanti con la lettura.

Come avevo anticipato, oggi ripartiamo con la discendenza di Isacco: i due gemelli Esaù e Giacobbe. Il primo era un cacciatore, ed era il prediletto del padre, il secondo è un uomo più tranquillo ed era il prediletto della madre. Un giorno Esaù arrivò dalla campagna stanco ed affamato, quindi chiese al fratello un po’ di minestra, e Giacobbe in cambio gli chiede il diritto alla primogenitura: il fratello, stremato dalla fame, accetta.

A seguito di una carestia, Isacco torna da Abimelech, a cui Abramo aveva pochi anni prima giocato il tiro mancino che abbiamo visto nell’articolo precedente: d’Io si presenta ad Isacco rinnovando la promessa di alleanza e protezione, lodando Abramo per aver osservato ‘i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie leggi’. Isacco, degno figlio di suo padre, ha lo stesso timore già espresso da Abramo a suo tempo così a Gerar sostiene che Rebecca è sua sorella: solo quando il re li vedrà per caso scherzare teneramente tra loro, capirà il vero rapporto tra i due ed avvisa il suo popolo di non toccare Isacco né tantomeno Rebecca.

Isacco, durante il suo soggiorno a Gerar, divenne ricchissimo perché favorito da d’Io: il re infine gli chiede di allontanarsi dalle sue terre perché lo considera troppo potente: si accampa in una terra non troppo distante, dove già suo padre aveva risieduto. Si susseguono litigi per i pozzi d’acqua, finché Isacco non si allontana ulteriormente ed arriva a Bersabea: quella notte gli appare d’Io che per l’ennesima volta rinnova la sua promessa di benedizioni e discendenza… abbiamo capito, ma quando mantieni la promessa?

Abimelech ed alcuni uomini della sua città seguono Isacco, per chiedergli di stringere tra loro un’alleanza, perché avevano timore che d’Io potesse punirli, poi tornano alle loro terre.

Isacco invecchiando diventa cieco e chiede ad Esaù, che considera il primogenito, di cacciargli della selvaggina e preparargli un pasto per poter benedire il figlio prima della morte. Rebecca origlia la conversazione e trama un inganno con Giacobbe: lo manda a prendere dei capretti che lei cucinerà, gli fa indossare gli abiti del fratello e gli ricopre le braccia con la pelle dei capretti per farlo assomigliare al fratello, più peloso di Giacobbe.

Isacco cade nel tranello e benedice Giacobbe con terre produttive, frumento, mosto e lo dichiara signore dei suoi fratelli. Quando arriva Esaù, Isacco capisce il tranello subìto, ma non ha più altro con cui benedire il primogenito, ed il figlio si dispera con pianti e grida: il padre gli dice che effettivamente sarà servo del fratello, ma che un giorno sarebbe riuscito a spezzare il suo giogo.

Informo i lettori sul fatto che in quel tempo ‘benedire’ significava lasciare in eredità tutti i beni acquisiti al figlio primogenito, quindi Isacco assegna effettivamente a Giacobbe tutti i suoi possedimenti: ecco perché quando Esaù arriva, il padre gli dice di non avere più niente da dargli. Non avrebbe senso infatti per l’uomo dire che una benedizione intesa come nei tempi moderni, fatta a protezione o per buon auspicio, possa non lasciare più niente: sarebbe come se qualcuno entrasse in chiesa un po’ dopo gli altri ed il prete gli dicesse “eh mi spiace, ho finito la benedizione, non ne ho più per te”. Assurdo, no?

Andiamo avanti: Esaù decide di uccidere il fratello ma la madre, Rebecca, origlia anche questa volta e gli propone di rifugiarsi dallo zio Labano, il fratello di lei. Guidato dalla moglie, Isacco incarica Giacobbe di andare nella terra natia della madre e trovarsi una moglie tra le sue cugine: Esaù ascolta la conversazione e capisce che le mogli che aveva preso non sono gradite ai genitori, così va dallo zio Ismaele (il figlio della schiava di Sara) e prende in moglie una delle figlie.

Seguiamo ora Giacobbe verso la casa di Labano: durante una sosta notturna un ‘sogno’ gli mostra una scala che raggiungeva il cielo, su cui gli ‘angeli’ di d’Io salivano e scendevano. Giacobbe sente anche la voce di d’Io, che gli dice che quella terra su cui sta dormendo diventerà sua, con grandi ricchezze, discendenze vastissime, e tutta l’altra compagine di promesse che d’Io ha già rifatto più volte finora.

Faccio nuovamente un piccolo inciso: non sto a citare le parole esatte, ma il nostro Biglino in una lettura della Dubbia ebraica riferisce che in realtà Giacobbe sarebbe stato svegliato e che da sveglio abbia visto la scala e parlato con d’Io. Ma non avendo certezze, lasciamola come interpretazione e proseguiamo.

Al risveglio, Giacobbe erige una stele e dice:

“Se d’Io (SE, cioè vediamo…) sarà con me e mi proteggerà (…), mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, d’Io sarà il mio d’Io”

Leggendo queste parole, mi sembra che Giacobbe stia quasi mettendo alla prova quel d’Io che si è mostrato a lui… se si trattasse dell’onnipotente ed onnisciente d’Io che ci viene presentato, sarebbe un comportamento un tantino audace, no? Comunque giunge nella terra natia della madre ed incontra Rachele, figlia di Labano: si presenta, lei corre a casa ad avvisare il padre e Giacobbe viene felicemente accolto.

I due uomini si accordano: il nipote servirà lo zio per 7 anni in cambio di Rachele; quando giunge il momento del matrimonio e dell’unione tra i due, Labano porta la figlia maggiore, Lia, da Giacobbe che si unisce con lei. Al mattino l’uomo capisce di essere stato ingannato, così pattuisce con lo zio-suocero una servitù di altri 7 anni per poter prendere anche Rachele, che lui amerà più di Lia: d’Io però vede che Lia viene trascurata, così rende lei fertile e lascia Rachele sterile. Lia partorì 4 figli: Ruben, Simeone, Levi e Giuda. Rachele, gelosa della sorella che poteva dare figli al marito, lo fa unire con la sua schiava Bila: nascono due figli, Dan e Neftali. Inizia così una sorta di competizione tra le sorelle: dato che ora è Lia a non procreare più, fa unire il marito con la sua schiava Zilpa: altri due figli per Giacobbe, Gad e Aser. Lia poi torna a procreare: quinto e sesto figlio, Issacar e Zabulon la settima è una femmina, per lei. Poi riprende Rachele, dando a Giacobbe il figlio Giuseppe, che diverrà in seguito molto importante per la storia di questo popolo.

Giacobbe ora vuole tornare a casa propria, chiede così al suocero il permesso di partire con le mogli ed i figli: contrattano la spartizione del bestiame tra puntinato, chiazzato o scuro, e Giacobbe con vari stratagemmi manipola il gregge in suo favore. Quando lo zio se ne rende conto tenta di cambiare gli accordi ma Giacobbe continua a manipolare il gregge controllando gli accoppiamenti, finché quest’ultimo capisce che lo zio sta perdendo la pazienza e si accorda con le mogli per riprendere la strada di casa. Labano scopre che Giacobbe è fuggito con tutti gli averi, le mogli ed i figli, e lo insegue, ma viene avvertito da d’Io di non sgridare Giacobbe. All’incontro Labano, intimorito dall’intervento di d’Io, chiede spiegazioni al nipote, il quale gli conferma che è fuggito perché aveva paura che lui gli rifiutasse i possedimenti concordati. Labano propone quindi un accordo, che Giacobbe accetta: ammassano alcune pietre e concordano sul fatto che nessuno dei due supererà quel confine per fare del male all’altro. Ed attenzione, perché qui cito testualmente dalla Dubbia che ho in casa:

“Il d’Io di Abramo ed il d’Io di Nacor siano giudici tra di noi”.

Avete letto bene?? Siano giudici: sono due diversi quindi? Ne abbiamo la conferma da queste parole di Labano, e questo passo si trova indiscutibilmente già nelle Dubbie che ognuno di noi può avere in casa!

Nel prossimo articolo, ho deciso che seguiremo Mauro Biglino in un ragionamento a proposito del conteggio degli individui appartenenti a quel popolo di cui Yahweh fa parte, perché come abbiamo visto questa frase che ho appena letto attesta che effettivamente si tratta di più individui!

Ai prossimi appunti, capitani!

C.M.B.