Capitani…buongiorno!

Oggi parliamo di,

Pensieri liberi

pensieri liberi e spunti di riflessione che mi arrivano dal sentire ciò che mi circonda e letteralmente dall’annusare il mondo.

Mi arriva da lontano questo sentirmi in un continum a-spaziale e a-temporale con l’esterno e per me davvero non c’é un dentro e un fuori perché davvero come è dentro, così è fuori.

E dunque tutto questo caos è espressione della dissociazione interna collettiva: Esseri Umani disconnessi che si fanno Persone e dunque maschera…un processo di cui Pirandello ci ha parlato con precisione maniacale, quasi ossessiva, nelle sue opere.

Eppure il caos è l’unico stato da cui si può rimettere ordine. Come?

Aprendo quei cassetti di cui ci parla l’Ammiraglio e andando a ricontattare la sofia ancestrale, quella sapienza innata del galleggiare al centro in una modalità di calma vigile, consci che la dualità è il metodo attraverso cui facciamo esperienza di noi stessi e del mondo.

La dualità come strumento dunque, che come tale va trattato, senza dargli il potere di trascinarci nel vortice dell’angoscia. Perché nulla delle manifestazioni materiche è assolutamente bianco o assolutamente nero, né resta cristallizzato in ciò che è.

Come nel simbolo dello ying-yang c’è sempre una goccia di nero nel bianco e una goccia di bianco nel nero.

Questo è Abraxas il non duale, l’archetipo che è bene e male insieme, è la causa senza l’effetto…cliente tostissimo con cui fare i conti se lo si osserva mantenendo la postura orizzontale della lamentela ordinaria; uno specchio che ci parla di chi siamo se decidiamo di avere il coraggio di osservarlo ed osservarci senza pregiudizio e liberi da ogni credenza, con postura verticale.

Quanto sono utili gli specchi…permettono di portare luce e dunque vedere anche ciò che di noi vorremmo rifiutare, ma che è necessario accogliere ed integrare per tornare allo stato di medianità, al Nous di Parmenide…all’ Io Sono.

E come tutte le cose, anche questo simbolo potente, antico e presente in tutte le civiltà mediterranee antiche è stato distorto e interpretato come sinonimo di disordine e distruzione tellurica; sull’onda del demonizzare ciò che non è possibile circoscrivere in un recinto e dunque controllare.

E pensando alla lezione che questo simbolo porta con se e pensando a quella degli alberi in autunno, che lasciano andare quanto non è più necessario alla vita, vi lascio con alcuni versi che ho scritto nel luglio del 2021.

Silenzio!
Benedetto e necessario
ovunque sia l’oscenità assordante
del Falso fatto Vero…
del Morto creduto Vivo.
Idolatri di un dio che non è d’io
è un Non Governo.
L’Isolato che non è l’Essere Uno:
è l’assordante vuoto industriale,
che neanche il fango
è così putrido o ritorto.
E vedo il folle sano
e il sano un malato terminale.
Morte è lasciar che Vita sia.

C.T.