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La Fisica, il principio di causalità e come il maschile emerga dal femminile

 

Vi siete mai chiesti cosa sia la Fisica?

Dal greco antico φύσις (fusis) si può interpretare come la realtà prima e fondamentale, principio e causa di tutte le cose, seguendo il pensiero dei filosofi presocratici…

Ebbene io mi trovo in parte concorde con questa definizione; anche se suscita una domanda spontanea:

Chi o cosa è questa realtà prima?

Alcuni risponderebbero:

“in principio era il logos ed il logos era presso di io e il logos era di io”.

Molto appropriato e in effetti si può considerare la risposta più corretta: l’ IO SONO (logos) è di fatto questa realtà prima e fondamentale.

Ma facciamo un passo indietro: cosa c’entra tutto questo con la Fisica?
Per rispondere alla domanda, facciamo un po’ di storia di questa forma di sapere.

In origine, le domande profonde sulla natura del mondo visibile erano formulate e risolte da Esseri Umani che studiavano e ricercavano a tutto tondo, questi poi, sono stati etichettati come filosofi…estremamente riduttivo…

In quanto Scienza moderna, la Fisica è stata formalizzata a partire dagli inizi del XVIII secolo e via via è andata sviluppandosi nel corso del tempo, grazie al contributo di ricercatori più o meno liberi dal sistema.

Quando si parla di questa forma di conoscenza umana, molti di noi commettono, in buona fede, un errore fondamentale nel ritenere che la Fisica studi il perché dei fenomeni osservabili.

Non è così!

Questo campo del sapere, risponde alla domanda: “come avviene un fenomeno?” e proprio per questo motivo propone modelli sempre falsificabili a partire dalla raccolta dei dati e dalla loro relativa interpretazione.

La Fisica, come tutte le Scienze, non propone e non vuole proporre certezze assolute, ma solo modelli interpretativi che possono più o meno funzionare sotto opportune condizioni: i postulati che si accettano per veri senza necessità di dimostrazione e i limiti stabiliti dalla interpretazione dei dati osservati e del linguaggio matematico utilizzato.

Fatta questa debita premessa, muoviamoci dentro questo famoso principio di causalità, per capire se funziona anche al livello del microcosmo e le mie personalissime interpretazioni fatte sulla base delle mie pur scarse conoscenze e del mio individuale modo di collegare i puntini.

La Fisica del macrocosmo, in senso lato, è il luogo delle certezze granitiche, del tempo assoluto e unidirezionale ed è il campo della necessità: se conosco la massa e la velocità di un proiettile, posso sempre calcolare la sua energia cinetica e prevedere il danno da impatto sulla superficie colpita. Inoltre, so per certo che il foro di quel proiettile non sarà presente sul bersaglio prima del suo sparo.

Da questo semplice esempio vediamo come la così detta Fisica “classica” introduca un ordine deterministico, che si basa su relazioni spazio-temporali e causali tra eventi osservabili.

Queste relazioni stabiliscono vincoli inviolabili: ogni evento ha la sua causa in un altro evento che lo precede (legge di azione e reazione per quanto riguarda le forze o legge di causa-effetto per venti più complessi): Affinché A sia causa di B, A deve essere accaduto prima di B e se A è causa di B, allora B non può essere causa di A.

Come potete vedere, questo impianto, porta con se un’energia di tipo Yang molto potente… oserei dire duro e gerarchico.

Un tipo di ordine, rappresentato da sempre con il simbolo della piramide. Io la definisco la “Fisica della luce”, nel senso che tutto è in chiaro, tutto si trova nella metà superiore della sinusoide, tutto è nella superficie ed è come appare all’osservatore, che resta parte passiva nello svolgersi dell’evento: può solo misurarlo e studiarlo con i cinque sensi.

Einstein direbbe che tutto si svolge nel cono di luce proprio e relativo a quello specifico evento, il quale può essere ricostruito in maniera esatta nella sua traiettoria tra passato, presente e futuro, poiché si muove a velocità molto inferiori a quella della luce. IO dico che ci muoviamo in angoli acuti; molto penetranti, ma allo stesso tempo limitanti.
La Fisica del microcosmo (n.d.r. campo della Fisica quantistica), invece, è il campo dell’indeterminazione e in un certo senso dell’incertezza.

Questo non significa che non esistano rapporti di causalità o che non si possano ricercare modelli interpretativi degli eventi osservabili.

Semplicemente, questi modelli si basano sulla probabilità e non è un campo deterministico.

Questo porta a conseguenze paradossali ed in effetti la logica “quantistica” è paradossale perché le proprietà delle particelle atomiche e sub atomiche e la radiazione elettromagnetica, hanno proprietà completamente differenti, rispetto agli oggetti del macrocosmo.

Le particelle atomiche o subatomiche e la radiazione elettromagnetica, presentano un comportamento doppio a seconda di come l’osservatore letteralmente “chiede” loro di agire: possono manifestarsi con le proprietà dell’onda o con quelle della particella. E come si fa a “chiedere”?

Molto semplice: costruendo in modo opportuno l’apparato sperimentale.

Il così detto Principio di complementarietà, che impedisce all’osservatore di misurare le proprietà dell’onda contemporaneamente a quelle della particella, rende ancora più sfuggente il mondo sottile.

Infatti, in meccanica quantistica l’onda-particella viene descritta da una relazione matematica, chiamata funzione d’onda, che rappresenta tutte probabili sovrapposizioni degli stati (posizione, massa e quantità di moto) dell’onda-particella; la quale non si trova in una posizione certa, con una velocità certa e con proprietà fisiche determinate in modo irreversibile. In un certo senso viene descritta come se fosse una “nuvola” di probabilità.

Tutto questo in assenza di misurazione (osservazione).

Ogni volta, che si esegue una misurazione su un sistema quantistico, noi provochiamo quello che si chiama collasso della funzione d’onda e il fenomeno può essere localizzato e si manifesta in modo più o meno preciso, nei limiti concessi dal principio di indeterminazione (se misuro la posizione, non posso conoscere la velocità a partire da essa e viceversa), facendo vedere le proprietà tipiche delle particelle.

Non solo, vi ricordate il principio di causalità?

Ebbene nel microcosmo non è più rigido ed unidirezionale:

Se A causa B, anche B può essere causa di A e in un certo senso si perde la linearità e la consequenzialità, per entrare in una logica circolare; in cui, in un certo senso tutto ritorna a se stesso e riferisce di se stesso.

Capite bene come ci troviamo nel campo dello Yin, nella parte bassa della sinusoide, dove “si brancola nel buio” perché nulla è come appare alla superficie, ma c’è sempre una parte dell’informazione che resta indeterminata. In questa forma estremamente femminile è l’osservatore che crea la “realtà” di un’osservabile e lo fa ponendo le domande all’osservabile, per mezzo della costruzione dell’apparato di misurazione.

E’ questo il regno dell’olografico: l’IO SONO, è osservatore e nell’osservazione crea la “realtà” e le sue proprietà e diventa responsivo e dunque responsabile a riguardo di come la domanda è posta.

Cosa c’entra tutto questo con l’emergenza del maschile dal femminile?

E’ molto semplice: se si prendono le regole matematiche che formalizzano la meccanica quantistica e le si applica ad oggetti che abbiano una massa sufficientemente grande, con una certa ginnastica algebrica, si ottengono pari pari le regole matematiche della meccanica classica, come caso limite.

Questo può sembrare una contraddizione perché la Fisica quantistica è considerata più “difficile” rispetto alla Fisica Classica, mentre di solito i livelli più bassi hanno regole meno complesse rispetto alle proprietà da esse emergenti. In realtà non è poi così strano se pensiamo a quanto elaborato sia il processo creativo e conoscitivo e la sua circolarità intrinseca.

Alla luce di tutto questo, siete ancora convinti che Eva emerga da Adamo come hanno provato a farci credere i professionisti della Dubbia?

Buona riflessione a tutti…..

C. T.