Capitani e Piccoli Marinai… Buongiorno!
Vi proponiamo questo articolo realizzato grazie alla collaborazione tra la SQuola con La Q e la Redazione dell’Accademia Ricerca la Verità.
Oggi parliamo di…
LA MASCHERA DI FARINELLA
Farinella (in barese: Farenèdde) è una maschera pugliese tipica del Carnevale di Putignano. La versione attuale prevede che abbia l’aspetto di un joker, con un abito costituito da toppe multicolori e un cappello a due punte, ciascuna delle quali con un sonaglio. È da notare come in passato l’aspetto fosse differente: l’abito infatti era costituito dai colori della città, il rosso ed il blu; il cappello era a tre punte, per ricordare i tre colli su cui è costruita la città; era rappresentata nell’atto di separare un cane e un gatto, a memoria delle dissidie presenti nella popolazione. Tale maschera prende il suo nome dalla Farinella, alimento tipico della città; è uno sfarinato di ceci e orzo tostati con l’aggiunta di sale e, nella versione originaria, la farinella era costituita di solo orzo.

Farinella, oltre ad essere la maschera tipica del carnevale di Putignano, è anche il titolo di un brano musicale strumentale tendenzialmente virtuosistico e di carattere allegro, tipico del periodo carnascialesco. Tale brano è stato scritto e dedicato dal fisarmonicista putignanese M° Benedetto Pipoli, all’omonima maschera di carnevale.
Il Carnevale di Putignano è una festa cittadina che si svolge con cadenza annuale nel comune di Putignano, in Puglia. Si tratta del carnevale più antico d’Europa e nel 2020 è giunto alla sua 626ª edizione. La maschera caratteristica della manifestazione è chiamata Farinella e deve il suo nome all’omonima potenza di Putignano. Dal 2006 ha luogo anche un’edizione estiva.

Putignano veniva scelta come meta per il trasferimento: all’arrivo delle reliquie, i contadini, in quel momento impegnati nell’innesto della vite (ancor oggi una delle attività agricole tipiche del territorio), lasciarono i campi e si accodarono festanti alla processione e, dopo la cerimonia religiosa, si abbandonarono a balli e canti. Ci furono poi alcuni che recitarono in dialetto contadino scherzi, versi e satire improvvisati. Secondo gli storici, nascevano in quel momento le Propaggini, ancora oggi cuore della tradizione carnevalesca locale. È solo con l’epoca fascista che il carnevale contadino si trasformerà in un carnevale più raffinato, borghese e cittadino: nascerà così la sfilata di carri allegorici in parata, un modello comunicativo, quest’ultimo, caro alla cultura fascista. A far da base per questa trasformazione della tradizione, la maestranza artigianale del paese, che metterà le sue competenze di falegnameria a disposizione del ludico spasso carnevalesco. Si narra che il primo carro fosse stato realizzato utilizzando come “anima” una rete di un pollaio.
Divertitevi, capitani!
PF della sQuola con la Q

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