Capitani… Buongiorno!
Non possiamo guardare al Solstizio d’Inverno senza includere l’intero arco di tempo Inverno/Estate/Inverno perché sarebbe limitativo: l’uno contiene in sé l’altro, principio-fine / fine-principio. Dal lato della nostra illusoria percezione umana, guardiamo al ciclo della vita e lo vediamo frazionato, diviso in fasi distinte: inizio-crescita-declino-fine, così come vediamo diviso il giorno, l’anno, le ere… Ma se smettiamo di vederli come tanti segmenti che vivono per il tempo che durano in manifestazione, riusciamo a percepire la Bellezza dell’Unità del Disegno che si nasconde. Allora la rappresentazione del Solstizio d’Inverno non è più un evento isolato in un suo spazio-tempo, ma diventa un punto che in sé contiene passato-presente-futuro e purtroppo i creatori del caos che stiamo vivendo lo conoscono perfettamente e utilizzano queste forze alchemiche per i loro progetti sull’umanità, con il consenso inconsapevole ma puntuale, delle loro stesse vittime.
Questo è il periodo delle celebrazioni e dei festeggiamenti per il Natale e, come ogni anno, la moltitudine globalizzata, con dubbie giustificazioni religiose, s’immerge nel consumismo sfrenato, senza comprendere minimamente che in questi giorni specifici del ciclo annuale, qualcosa di straordinario e di magico accade, un evento cosmico che assume un alto valore simbolico nella spiritualità di tutte le religioni del mondo passate e presenti.
Nel giorno più corto dell’anno, il 21 Dicembre, corrispondente al solstizio d’inverno, si ha, nell’emisfero nord, il minor grado d’irradiazione solare, mentre al 21-22 giugno, per quello estivo, si ha il maggior grado d’irradiazione. I solstizi hanno sempre rappresentato per tutti i popoli, il dramma cosmico della morte e della rinascita del Sole, l’avvicendarsi delle stagioni, il ciclo della vegetazione e della generazione, e infine lo stesso avvicendarsi di vita e morte, di luce e tenebre, che si svolge nel ciclo giornaliero. Ma osservando che, a ogni morte del Sole, della luce e della vegetazione segue la rinascita, l’uomo dedusse che per il valore universale delle leggi cosmiche, anche a lui sarebbe toccata la stessa sorte. In tal senso i Solstizi acquistano anche per l’uomo significati riguardanti l’anima oltre che al naturale ciclo della vita sulla Terra. Da qui la quasi unanime Tradizione di origini antichissime, di festeggiare entrambe le feste solstiziali e le troviamo già migliaia di anni prima dell’era cristiana, legate a culti della fertilità nelle prime società agrarie, sia in occidente, che in oriente, che nell’America precolombiana.
Il solstizio d’Inverno è tradizionalmente consacrato alla Speranza, quello d’Estate alla Riconoscenza, quando gli agricoltori e i pastori offrivano le primizie del raccolto alle divinità. Tuttavia, la più importante delle due festività era quella invernale, perché legata agli antichi misteri, e alla speranza, non solo per il futuro raccolto (che era pane, e quindi vita), ma anche alle ansie sulle future generazioni, e quindi sulla sopravvivenza della comunità.
Epifania della Luce
I solstizi sono anche e soprattutto Metafora ed Epifania della Luce: Nella Romanità, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava solennemente la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto che nella tradizione cristiana venne fatto corrispondere, alla nascita del Salvatore, fissata poi alla data del 25 dicembre da Papa Giulio I° nel 390 dopo Cristo. Il “Dies Natalis Solis Invicti” divenne la festività più importante di tutto l’anno, e s’innestava, concludendola, sulla festa romana più antica, i Saturnali, festeggiamenti in omaggio a Saturno che cadevano proprio nei giorni a ridosso del solstizio d’inverno, tra il 17 e il 23 dicembre, e prevedeva lo scambio di doni. Ci s’invitava a pranzo reciprocamente e si accompagnavano i regali con bigliettini contenenti frasi affettuose e augurali. I ceri che venivano accesi per illuminare i banchetti e i festini erano anche un simbolo della luce solare impoverita, che dopo il solstizio d’inverno avrebbe ripreso forza e vigore. I Saturnali prevedevano inoltre il rovesciamento dei ruoli sociali e una licenza e libertà nelle relazioni che non sarebbe stata concepibile nel resto dell’anno: gli schiavi, che in tale occasione partecipavano ai banchetti, si facevano servire dai padroni, i quali a loro volta si abbigliavano da schiavi. La festa era presieduta da un princeps saturnalicius eletto a sorte tra i commensali, che aveva il potere di ordinare a costoro di assumere comportamenti inusuali e scherzosi. Questi aspetti, che sembrano anticipare quelli che si ritroveranno nei Carnevali e nelle Feste dei Folli di epoca medioevale, erano volti a ricostituire il mondo delle origini, quello su cui regnava Saturno all’epoca dell’Età dell’Oro, nella quale non esistevano gerarchie sociali e gli uomini potevano disporre dei prodotti spontanei della terra.
Due Porte Secondo la tradizione i solstizi sono controllati dai due Giovanni; il Battista al solstizio estivo e l’Evangelista a quello invernale. Il solstizio stesso è chiamato “la porta”, un tempo custodita dal guardiano Giano Bifronte (con l’avvento del cristianesimo il romano Giano dai due volti ha ceduto il posto ai due Giovanni) che sono il simbolo di una contemporanea esistenza di due dimensioni, che durante i solstizi si congiungono e le porte sono aperte ed è permesso il varco. Ma tante e diverse, se pur simili, si sono rivelate in tempi e luoghi diversi le epifanie della Luce, personificazioni della discesa in terra attraverso queste porte, di un Principio Divino, insieme allo sforzo di attribuire a questo principio luminoso e divino, una nascita diversa da quella degli altri esseri umani, e del tutto indipendente dalla causalità naturale.
Così, nell’antica Persia, al solstizio d’inverno veniva fatta corrispondere la celebrazione della nascita di Mitra, o in Egitto quella di Horus, figlio di Iside ed Osiride. Così Attis, in Frigia, che viene alla vita fuori del comune concepimento; Bacab – nello Yucatan, che fu partorito da Chiribirias senza intervento di uomo; Krishna, in India – nacque dalla vergine Devaki; anche il Buddha fu concepito da una vergine Maia che sognò un Elefante Bianco; e Tammuz, nella mitologia assiro-babilonese, veniva concepito dalla
Regina del Cielo;
Gesù Cristo apparve al mondo attraverso Maria Vergine.
Impressionanti le analogie fra i testi sacri della Cristianità e i miti egizi: Osiride, in Egitto, nacque da Noith «la Immacolata»; Osiride, sposo di Iside fu poi assassinato dal fratello Seth o Tifone, per poi resuscitare immortale col nome di Horus dal grembo stesso di Iside, anch’essa protagonista di una discesa agli inferi. Venne chiamato KRST l’unto. Horus, l’Osiride rinato, nacque, concepito senza rapporto sessuale, giacché
del corpo di Osiride (che era stato fatto a pezzi e sparso per tutto l‘Egitto da Seth), Iside ritrovò e riassemblò tutto il corpo, tranne il fallo, per cui Horus nacque per nascita virginale, da ISIS-MERI, un 25 di dicembre in una grotta. La sua nascita fu annunciata da una stella, ed il parto assistito da tre saggi. Secondo una versione del mito, il suo padre terreno si chiamava Seb, che tradotto è Giuseppe. A 12 anni insegnava nel Tempio, e a 30 fu battezzato da Anubi (il condottiero delle anime) nel fiume Larutana (il Giordano). Compì miracoli ed esorcizzò demoni. Camminò sulle acque e fu tradito ancora da Seth – Tifone. Crocifisso fra due ladroni il 17 di Athry. Sepolto in una tomba il terzo giorno (19 Athrt) resuscitò. I suoi discepoli celebravano la sua morte e resurrezione ogni anno all’Equinozio di Primavera (Pasqua). Era denominato Il cammino della Verità e della Luce, Il Messia, Il Dio fatto Uomo, Il figlio del Signore, Il Verbo fatto carne, La Verità e la Parola.
In Massoneria
I Massoni, in questa data festeggiano la Luce, ma non la Luce solare, fisicamente, né una divinità pagana, come il Sole, ma metaforicamente e allegoricamente quell’altra Luce che per la Massoneria è il simbolo che è al centro di queste ricorrenze. Ed è quella Luce che il neofito chiede per prima cosa al suo primo apparire nel Tempio, al cospetto dei Fratelli riuniti per la sua iniziazione, ed è quest’abbaglio di Luce, che gli viene concessa, che marca e fissa indelebilmente in lui un imprinting, un marchio, per tutta la durata della sua vita.
La Luce quindi come energia non solo fisica, ma psichica e spirituale, che attraverso la Luce si può irradiare. La Luce come espressione quindi di un’essenza spirituale, in assenza della quale, l’uomo brancola nelle tenebre ( le “tenebre” sempre al plurale, rappresentano il caos della molteplicità, la Luce sempre al singolare, è invece unica).
Associato alla Luce è il concetto d’illuminazione, che è al centro d’ogni lavoro Muratorio sia nel Tempio che fuori di esso, e si esplica individualmente nel lavoro continuo di perfezionamento interiore, e di conseguente irradiazione all’esterno della luminosità raggiunta. Con la consapevolezza che Luce porta con sé responsabilità, dal momento che ogni nostro singolo pensiero e ogni parola che proferiamo oscura o rischiara lo spazio che ci circonda.
Il Vischio
La pianta sacra del Solstizio d’Inverno è il vischio, pianta simbolo della vita in quanto le sue bacche bianche e traslucide somigliano allo sperma maschile. Il vischio, pianta sacra ai druidi, era considerata una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina. Equiparato alla vita attraverso la sua somiglianza allo sperma, ed unito alla quercia, il sacro albero dell’eternità, questa pianta partecipa sia del simbolismo dell’eternità che di quello dell’istante, simbolo di rigenerazione ma anche di immortalità. Ancora oggi baciarsi sotto il vischio è un gesto propiziatorio di fortuna. Queste usanze solstiziali sono state trasferite al gennaio, il Capodanno dell’attuale calendario civile.
L’albero di Natale è l’albero cosmico, l’Yggdrasil norreno, o anche l’albero della vita sephirotico o se vogliamo l’albero della conoscenza del bene e del male nell’eden, attraverso cui sale e discende la conoscenza e grazie al quale è possibile cambiare dimensione e frequenza, è quindi un albero iniziatico, una porta attraverso la quale accedere ad altri piani di coscienza. L’albero porta in se l’energia maschile e il cielo pieno di stelle è quella femminile che eternamente si fecondano.
Questo è un periodo straordinario e propizio per una nuova rinascita. Nel giorno magico del Solstizio d’Inverno, concentriamoci su noi stessi e lasciamo che l’energia cosmica ci attraversi e alimenti i nostri intenti di coraggio e determinazione, nel cambiamento e nella Luce di una nuova e meravigliosa vita.
amdf





La parte finale mi ha illuminato ancora di più di quanto io non lo sia già!
Grazie per questo articolo che mi da nuovi spunti di riflessione .
grazie di cuore