Capitani Buongiorno,
oggi parliamo di cinghiali….

ESSERE SELVATICI NON E’ GARANZIA DI LIBERTA’

Ebbene sì, non siamo in grado di lasciare in pace e liberi di fare la loro vita neanche gli animali
selvatici.

Questa mia affermazione è motivata dalla notizia recente, della decisione di abbattere numerosi esemplari di cinghiale, circa cinquanta mila e solo nella regione Piemonte.

Il motivo? Molto semplice la peste suina africana, una malattia infettiva particolarmente contagiosa che si starebbe diffondendo tra questi animali.

L’argomento ha suscitato il mio interesse per vari motivi, uno su tutti, è il forte dubbio che dietro ci sia ben altro ed in effetti, se si va a guardare da chi provengono le proteste o meglio le richieste per il mancato consistente abbattimento degli animali.

Proprio gli agricoltori e gli allevatori hanno lanciato questo allarme e le proteste, mossi dalla
preoccupazione per i loro raccolti e dalla preoccupazione che la malattia possa diffondersi tra i suini da allevamento…già questo dovrebbe far pensare: raccolti devastati e animali da rendita non più solvibili in termini economici…eccola là, sempre il profitto di mezzo!

Ma siamo davvero sicuri che i veri responsabili delle zoonosi, in generale, siano gli animali selvatici? Qualcuno di voi ha mai dato uno sguardo a come vengono tenuti i maiali negli allevamenti intensivi? Qualcuno ha mai visto come si comporta un animale che vive in spazi
adeguati? Di certo non si rotola e neanche mangia nelle sue stesse deiezioni, o è costretto in spazi angusti dove non arrivano né aria e né luce.

Qualcuno si è mai posto il dubbio che forse forse sono proprio questi allevamenti intensivi, o meglio luoghi di tortura, i perfetti ricettacoli per lo sviluppo di infezioni e zoonosi?

Ma il problema come sempre non è mai l’umano disumano e questa volta i malcapitati sono i
cinghiali, colpevoli di essere “troppi” ed “infetti” a fronte di poche decine di casi per regione e
neanche del tutto certi, perché se si fa un po’ di ricerca su questa malattia, pare che nella maggior parte dei casi sia “asintomatica”… splendida parola della neolingua, inventata per indicare tutti coloro i quali una volta venivano chiamati portatori sani…lo ripeto sani e se uno è sano non è malato…la logica, questa sconosciuta!

In effetti, risultare positivo ad un test ma non avere sintomi non significa essere malato.
Ma poi, come si fa a stabile se un animale è malato o meno quando non ha sintomi? Avete visto squadre di veterinari impegnati nella cattura e nei prelievi di campioni biologici sui cinghiali d’Italia? O avete visto hub diagnostici dislocati per i boschi e le campagne? Visto che è estremamente difficile stabile chi è malato e chi no, pallottola in canna e via si spara.

Seguendo sempre l’idea che dietro tutta questa pessima storia di cattiva gestione del territorio, ci sia il profitto, ho fatto una ricerca sui cinghiali così detti autoctoni e sono uscite informazioni molto interessanti.

Da uno studio del 2022 risulta che i cinghiali italiani sono fortemente differenziati rispetto a tutte le altre popolazioni europee e pare che solo quelli della tenuta di Castelporziano, della Maremma e quelli della Sardegna, siano i più autoctoni.

Infatti, negli ultimi decenni, le popolazioni di cinghiale sono state pesantemente gestite e
manipolate dall’uomo che tra caccia, spostamenti e reintroduzioni, ha modificato il patrimonio
genetico originario di questi animali. Lo studio “Resilience to Historical Humane Manipulations in the Genomic Variation of Italian Wild Boar” ha evidenziato proprio questo.
Dal punto di vista storico, la popolazione di cinghiali italiani ha subito un calo demografico
consistente fino agli anni ‘50 del secolo scorso, a cui è seguito un rapido aumento causato dal recupero del loro habitat e da campagne di rilascio di esemplari allevati in cattività, oppure
importati dall’estero.

Durante il periodo di contrazione delle popolazione, i cinghiali erano sopravvissuti solo in
Maremma, in Sardegna e nella tenuta di Castelporziano, l’isolamento di questi gruppi, ha fatto si che mantenessero un patrimonio genetico tipico e molto caratteristico.
Negli ultimi 60 anni però, sono avvenute una serie di dislocazioni e reintroduzioni di animali
provenienti da altri Paesi, che hanno consentito un rimescolamento del patrimonio genetico e
l’aumento vertiginoso della popolazione; eppure dalla fine degli anni ‘80 è stato introdotto un
divieto di reintroduzione. Divieto recepito al livello nazionale solo nel 2015.

E in tutti questi anni cosa è successo? Cosette da poco: pessima gestione del territorio, distruzione degli areali, gestione più che discutibile dei rifiuti urbani: fonte facilissima di cibo, che attira la presenza dei selvatici sempre più nelle aree fortemente antropizzate.

L’aumento della popolazione dei cinghiali non ha visto aumentare, in parallelo, la presenza del suo predatore naturale: il lupo. Animale che tuttavia con la sua attività di caccia, contribuisce a mantenere stabile la popolazione dei cinghiali.

Del resto la Natura è un’economia perfetta e mantiene un suo equilibrio perfetto, con rigore e
giustizia, senza fare sconti e senza pietismi. Dura lex, sed lex dicevano gli antichi.

Altro paio di informazioni interessanti che vi lascio qui:

1) la peste suina è stata una malattia endemica in Sardegna per parecchi decenni…osservare che endemiche sono tutte quelle malattie virali o batteriche che stabiliscono un equilibrio con gli organismi ospiti e poi chi o cosa l’ha debellata dalla Sardegna…fa riflettere questo no?

2) la peste suina è molto contagiosa ma non è pericolosa per l’uomo, però rappresenta un “problema serio” per tutta la filiera dei salumifici…e qui mi ricollego al discorso iniziale sulle condizioni di vita indecenti all’interno degli allevamenti intensivi…

Sarà davvero tutta colpa dei cinghiali? Talmente tanto da far decidere per uno sterminio
indiscriminato? C’è tanto ma proprio tanto da riflettere sul disonore di certi esseri dis-umani…

Capitani, alla prossima
C.T.